Che cosa si beve in Siria? Dall’arak al tè, fra riti e tradizioni

Lo so, dopo aver letto avrai pensato: ci saranno bevande alcoliche in questo articolo? La domanda può sorgere spontanea, dal momento che la religione più diffusa nel Paese è l’Islam. La risposta, però, potrebbe stupirti: leggi fino in fondo, perché in questo articolo non esploreremo soltanto che cosa si beve in Siria, ma partiremo per un viaggio alla scoperta di usi, tradizioni e rituali. E, alla fine, ci verrà anche voglia di assaporare nuovi gusti, dai più caldi ai più freschi, passando per quelli…alcolici.

Tutti a tavola: che cosa si beve in Siria quando si mangia?

Al contrario di quanto accade in Italia, l’acqua non è la bevanda passpartout, quella che è sempre adatta ad accompagnare un pasto. In Siria, così come negli altri Paesi mediorientali, ogni piatto ha bisogno del giusto abbinamento (e se vuoi entrare nel mondo della cucina siriana, puoi farlo leggendo questo mio articolo).

Con alcuni piatti elaborati e a base di carne, per esempio, la bibita più indicata è l’ayran, a base di yogurt, mentre con piatti semplici come le uova cotte con salsa di pomodori, si predilige il tè. E quando un pasto è a base di pietanze fresche, soprattutto insalate, non si mette alcuna bevanda a tavola, neppure l’acqua.

Vediamo adesso quali sono le bevande più famose in Siria.

  • – spesso accompagnato da foglie di menta.
  • Caffè, con preparazione siriana o turca.
  • Mette, infuso che ha origini argentine.
  • Polo: molto fresco, si usa moltissimo in estate.
  • Arak: un distillato a base di anice.

E adesso andiamo a scoprirne riti e tradizioni, esplorando questi sapori uno ad uno.

teresa potenza

Ciao! Sono Teresa e sono una giornalista professionista. Mi occupo di Medio Oriente e Siria in particolare – ho vissuto a Damasco prima e durante l’inizio della guerra civile. Con le mie consulenze e i percorsi di mentoring supporto anche i freelance nei loro progetti editoriali e nell’uso etico e utile dell’IA generativa. TI racconto di più su di me in questa pagina.

Faccio parte del Constructive Network e di JournalismAI, giornalisti che usano l’IA in modo etico, sostenuto dalla London School of Economics.

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Una serie di caffettiere siriane in un negozio di Damasco
Caffettiere siriane in un negozio di Damasco – Copyright @teresapotenza

Che cosa si beve in Siria a fine pasto? Il caffè?

No, il caffè non è un rituale di fine pasto come in Italia. È piuttosto il protagonista di momenti di ritrovo. Quando si è ospiti di qualcuno, per esempio, ci verrà offerto un caffè, soprattutto se la visita si prospetta breve, perché il caffè è piuttosto forte e non viene servito a ciclo continuo come il tè. Ecco perché spesso un caffè viene offerto anche dai gestori dei negozi, quando ci apprestiamo a comprare qualcosa. Perché?

Perché un acquisto, in Siria come in Medio Oriente in generale, viene sempre contrattato e la permanenza in un negozio può essere lunga, anche dopo che abbiamo deciso che cosa comprare. Questa è una vera e propria tradizione in Siria, che affonda le radici nella sua storia di crocevia fra est e ovest, tappa obbligata di commercianti ed esploratori.

In Siria si utilizzano due modalità di preparazione del caffè. Una è quella che molti di noi conoscono e gustano anche in Italia, cioè il caffè turco: intenso e aromatizzato con spezie come la cannella. Si prepara con una caffettiera che si chiama cezve e che ha l’aspetto di un pentolino: qui si versa dell’acqua che verrà fatta bollire con caffè macinato e – appunto – spezie. Ma, nel versarlo, bisognerà fare molta attenzione a lasciare i depositi di caffè nella cezve.

Il caffè siriano (che è comune a quello di altri Paesi della zona) viene invece preparato con una caffettiera che a volte è una vera e propria opera d’arte, fatta di metallo intarsiato: è la dalla. Il procedimento invece è simile a quello del caffè turco e anche il gusto lo ricorda molto: la vera differenza sta proprio nello “strumento” con cui si prepara.

Un tè all'aperto, in bicchieri di vetro.
Pic by Zeynep Sumer via @unsplash

Anche in Siria esiste il rito del tè?

Esiste in Siria, come in tutti i Paesi mediorientali e arabi in generale: il tè è un vero e proprio rito, protagonista di momenti di aggregazione più lunghi, di ritrovi di amici e parenti e come bevanda a tavola o a fine pasto, a casa e al ristorante.

Il tè non viene servito in tazze, come quelle che si usano in Europa per intenderci, ma rigorosamente in piccoli bicchieri di vetro. La scelta del vetro non è casuale, ma legata alle proprietà del vetro, che conserva meglio il calore.

Il tè si prepara quasi sempre con le foglie di tè nero, ma spesso alla fine vengono aggiunte anche foglie di menta, direttamente nel bicchiere. Il tè alla menta è quasi un must soprattutto d’estate, per le proprietà rinfrescanti di questa erba. Si versa sempre con grande attenzione, in quasi plateale, mantenendo la teiera bene alta affinché si possa ammirare il flusso di tè che scende piano nella tazza: anche questa può essere considerata un’arte.

L’infuso nazionale che non viene dalla Siria: il mette.

Al pari del tè, anche il mette in Siria è una bevanda che è diventata rituale, anche – ma non solo – quando si hanno ospiti a casa. Ma, contrario del tè, è diventata simbolo di connessione, di fiducia e di amicizia vera.

Prima di spiegarne il motivo, va detto che il mette ha origini fuori dal continente asiatico: la sua storia ci porta infatti in Argentina, perché il mette non è altro che l’herba mate. L’infuso che ne deriva ha proprietà energizzanti ma non crea assuefazione come la caffeina: ecco perché è una bevanda molto amata dagli sportivi e si è diffusa in gran parte del mondo anche grazie a calciatori famosi che la sorseggiano a bordo campo, come Leo Messi o Cristiano Ronaldo.

Herba mate
Herba mate – Pic by Komarov Egor via @unsplash

Il mette come momento di aggregazione autentica.

Come dicevamo, il mette è diventato un simbolo dei momenti di aggregazione e di vicinanza anche affettiva. Il motivo è insito nelle modalità in cui viene servito: con un solo bicchierino e un solo cucchiaino. Proprio così: alla persona che prepara il mette tocca anche il compito di servirlo a tutte le altre presenti. Il primo bicchierino deve essere bevuto proprio da chi lo ha preparato, perché dovrà verificarne la bontà, dopodiché viene servirà l’infuso alla persona vicina, dopo aver sciacquato il cucchiaino con dell’acqua calda, solo nel punto in cui si appoggiano le labbra. Come? Senza alzarsi: la stessa acqua della teiera viene versata sul cucchiaio, senza toglierlo dal bicchiere, versandola in una coppetta o in un altro bicchiere vuoto.

E così via per tutto il tempo di permanenza degli ospiti. Quando l’acqua sarà finita si provvederà a riempirla con altra acqua calda. Dopo qualche giro di mette, si toglie dal bicchierino un cucchiaio di erba per metterne altra fresca, in modo che l’infuso sia sempre ottimo da gustare.

Un’altra versione di mette, molto amata dai bambini (ma anche dai grandi!) è quella con il latte. Il procedimento è identico, ma al posto dell’acqua si versa nel bicchiere del latte caldo.

Caldo e afa: che cosa si beve in Siria in estate?

Abbiamo visto fin qui bevande calde. E quelle fresche? Che cosa si beve in Siria quando il caldo diventa soffocante? In tutto il Medio Oriente sono molto diffuse le bibite fresche o ghiacciate, aromatizzate. Ma in Siria ce n’è una che spicca su tutte: il polo.

Si tratta di una bibita preparata con acqua e petali di rose, succo di limone e zucchero. Questa è la variante base, ma la più diffusa in realtà è un’altra: quella con foglie di menta, che in estate è particolarmente dissetante.

Una curiosità sull’acqua di rose: in Siria è utilizzata molti e negli ambiti più svariati. Dalla cucina, per bibite e dolci, alla cosmetica: l’acqua di rose viene infatti usata anche spray come rinfrescante, tonico per la pelle e profumo per corpo e capelli.

Un bicchiere di polo, bevanda siriana
Un bicchiere di polo in un bar di Damasco – Copyright @teresapotenza

L’arak: ecco qual è il distillato più amato.

L’arak è famoso in tutta la Siria, ma non solo: si beve in tutto il Medio Oriente e soprattutto in Libano, Giordania, Palestina e Israele. L’ingrediente principale è l’anice ed è questo che gli conferisce quel tipico sapore, che potremmo accostare alla sambuca.

La versione base ha un aspetto che ricorda la grappa, incolore. Più spesso, però, viene diluito con acqua fredda, che reagisce donando un aspetto lattiginoso. Viene servito in piccoli bicchieri di vetro e la percentuale di alcol può arrivare fino al 60%.

L’arak non viene consumato solo da chi non è musulmano: ricordiamo che, come per qualsiasi cosa, c’è chi vive la religione in modo più flessibile. Per di più, l’arak ha una tradizione secolare alle spalle ed è entrato nella vita sociale e culturale della comunità: e in alcuni casi l’abitudine ha finito per prevalere sopra le indicazioni religiose.

Quale di queste bevande conoscevi? Hai delle curiosità o domande sull’argomento? Scrivile nei commenti e confrontiamoci!

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