Parlare dei drusi significa raccontare una storia che si snoda tra spiritualità e compromessi, persecuzioni e resilienza. Ma anche narrazioni distorte che hanno conferito a questa comunità un che di esoterico, senza tenere in alcun conto l\’evoluzione a cui è andata incontro né la sua complessità . Questo è un mondo che conosco bene e dall\’interno: mi ci sono imbattuta per caso, poco dopo essere arrivata a Damasco nel 2010. Avevo conosciuto un ragazzo siriano che mi disse di essere druso. La prima cosa a cui pensai fu: Ma chi sono i drusi?
Quel ragazzo sarebbe diventato mio marito e tutta la mia famiglia acquisita è quindi drusa. Non mi dilungo qui sui dettagli perché puoi ascoltare quel pezzo della mia storia nel mio podcast, Ponti Invisibili. Molti nostri parenti e amici vivono ancora oggi in Siria e in particolare nella città di Sweida (nel sud del Paese) e a Jaramana, pochi chilometri a sud di Damasco: due aree storicamente a maggioranza drusa. Da quando è caduto il governo di Bashar Al-Assad, nel dicembre 2024, si è cominciato a parlare della comunità drusa sempre più spesso. E altrettanto spesso l\’immagine che viene restituita è quella di una comunità chiusa, che è scesa sempre a compromessi. Per non parlare delle sfumature esoteriche associate alla sua spiritualità.
Ma quando si racconta per etichette non si può che sbagliare. Da qui nasce questo articolo: dalla necessità di raccontare una comunità che mi ha accolta senza chiedermi nulla in cambio, oltre gli stereotipi e i pregiudizi. Un articolo che è molto più che un atto informativo: è dare voce a una storia dalle mille sfaccettature.
Su questo sito trovi molti articoli sulla Siria, sia dal punto di vista politico che culturale e una sezione dedicata (Focus Siria). Se vuoi andare alle radici del conflitto civile, ti consiglio di cominciare da “Guerra in Siria: perché è scoppiata e come influenza l’Europa“. Per le vicende più recenti, puoi invece leggere “Siria, l’impatto della caduta di Assad sulle comunità locali“.

Ciao! Sono Teresa, sono una giornalista professionista, consulente e formatrice, moderatrice e speaker a eventi. Ho vissuto a Damasco prima e durante l\’inizio della guerra civile – che ho raccontato nel podcast Ponti Invisibili. Nel 2024 il mio podcast Merce di Scambio, una indagine giornalistica sulla compravendita di organi, ha vinto il premio Pod24 come miglior podcast indipendente di reportage e inchiesta del Sole 24Ore.
Sono socia fondatrice dell\’Associazione Constructive Network e faccio parte di JournalismAI, rete di giornalisti che usano l\’IA in modo etico sostenuta dalla London School of Economics. Qui scopri come possiamo lavorare insieme.
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Le origini dei drusi: tra misticismo e persecuzioni
Prima di affrontare il cuore di questo articolo, cioè chi sono i drusi oggi, partiamo dalle loro radici. Questa comunità ha alle sue spalle secoli di storia che si intreccia con il mondo musulmano, cattolico ed ebraico.
Quali sono le origini dei drusi?
La nascita della comunità drusa risale all’XI secolo, all’interno del Califfato Fatimide, in Egitto. Durante il regno del califfo al-Hakim bi-Amr Allah, una figura enigmatica che molti suoi seguaci cominciarono a considerare manifestazione divina, prese forma una dottrina religiosa rivoluzionaria, segreta e radicale, che presto si distaccò dall’Islam.
Ma i drusi non sono una setta dell’Islam, come spesso vengono definiti. Sono una fede (e una comunità) autonoma, che rifiuta il proselitismo e si fonda su un corpus di testi riservati solo agli “iniziati” (uqqāl), mentre la maggioranza della comunità (juhhāl) non ne conosce i contenuti completi.
A seguito della morte misteriosa di al-Hakim nel 1021, i suoi seguaci furono perseguitati, costringendoli a fuggire dalle città e a rifugiarsi sulle montagne del Libano meridionale, della Siria meridionale, della Palestina settentrionale e, più tardi, anche nel Golan.
Religione o setta?
Il motivo per cui i drusi vengono definiti come setta chiusa è soprattutto uno: la loro religione non consente conversioni né ritorni dopo un’eventuale uscita. Ma questo in realtà è stato anche il modo per preservare questa minoranza e scoraggiare gli abbandoni. Restare uniti, insomma, come strategia di sopravvivenza.
Quella drusa è una religione che, dopo essersi allontanata dall\’Islam, ha mantenuto elementi dell\’Islam stesso e li ha combinati principalmente a cristianesimo, ebraismo e gnosticismo. Non esistono pratiche religiose pubbliche, né luoghi di culto, quindi né chiese né moschee. La fede è soprattutto interiorità, spiritualità.
Chi sono i drusi oggi?
Oggi la popolazione drusa si concentra in Siria e poi in Libano, Israele e Giordania. In Siria rappresentano la minoranza religiosa più significativa dopo musulmani alawiti e cristiani e si concentrano a Sweida, capoluogo del Jabal al-Druze, regione montuosa e strategica del sud del Paese. L\’altro luogo che vede una popolazione a maggioranza drusa è Jaramana, città a sud di Damasco.

I drusi siriani
Oggi la popolazione drusa si concentra in Siria e poi in Libano, Israele e Giordania. In Siria rappresentano la minoranza religiosa più significativa dopo musulmani alawiti e cristiani e si concentrano a Sweida, capoluogo del Jabal al-Druze, regione montuosa e strategica del sud del Paese. L\’altro luogo che vede una popolazione a maggioranza drusa è Jaramana, città a sud di Damasco.
Quando abitavo a Damasco ho vissuto per diversi mesi proprio a Jaramana, dopo aver sposato quel ragazzo siriano incontrato per caso. E così come a Sweida e nei suoi dintorni, che ho visitato più volte, ho trovato apertura e accoglienza. Non solo nella famiglia di mio marito, ma anche nelle persone che ho avuto la fortuna di considerare amiche, alcune delle quali purtroppo non sono sopravvissute al conflitto civile. Come Manar, cantante dell\’opera di Damasco dalla voce angelica o Rami, proprietario di una libreria di quartiere e colto come pochi altri.
I drusi nel resto del Medio Oriente
In Libano, i drusi sono parte integrante del sistema confessionale e hanno espresso leader politici di rilievo, come Kamal Jumblatt e suo figlio Walid, protagonisti della vita politica libanese per decenni.
In Israele, i drusi sono circa 140.000 (il 2% della popolazione), principalmente nelle alture del Golan e in Galilea. A differenza di altre minoranze arabe, molti drusi israeliani prestano servizio nelle forze armate, mentre altri rifiutano questa posizione, mantenendo una visione più critica.
In seguito alla guerra civile, però, i siriani sono andati incontro a una vera e propria diaspora. Per quel che riguarda i drusi, chi ha potuto lasciare il Paese è scappato soprattutto in Europa e in Nord America.
Perché Israele protegge i drusi in Siria?
Nell\’estate 2025, la minoranza drusa in Siria è tornata sotto i riflettori, dopo essere stata coinvolta in nuove dinamiche: conflitti, scontri ma anche ragionamenti politico-strategici. Le alture del Golan, dove vivono anche comunità druse, facevano parte dello stato siriano fino al 1973, quando quei territori sono stati occupati da Tel Aviv. Negli anni, i drusi del Golan sono diventati parte integrante dello stato di Israele: molti si sono anche uniti al suo esercito.
In questo scenario, Israele ha intensificato i contatti con i drusi siriani dopo la caduta del regime di Assad, offrendo supporto militareo ad alcuni villaggi. Ufficialmente, si tratta di un gesto di protezione verso una minoranza perseguitata. In realtà, la mossa risponde a logiche molto più complesse (che approfondiremo in un altro articolo). Per esempio:
- Consolidare una fascia di sicurezza al confine siriano
- Contrastare l’influenza iraniana e quella delle milizie di Hezbollah
- Raccogliere consenso tra i drusi israeliani (specie quelli del Golan)
- Indebolire il regime siriano
È un equilibrio fragile e potenzialmente esplosivo. Molti drusi siriani rifiutano ogni protezione israeliana, vedendola come un’ingerenza che può compromettere la loro stessa sicurezza. Altri, invece, vedono in Tel Aviv l’unico attore in grado di garantire almeno una tregua.
Puoi leggere di più sulle proteste della comunità di drusi negli ultimi anni della guerra civile siriana nell\’articolo: “Proteste in Siria: il ruolo della comunità drusa“.
Siria 2024-2025: i drusi di Sweida tra isolamento e ingerenze
La Siria del dopo-Assad non è un Paese in pace. È una mappa ancora sfilacciata, fatta di poteri frammentati, milizie irregolari, interferenze straniere e governi che cambiano volto ma non logica. La figura del nuovo presidente ad interim, Ahmad al-Sharaa (noto come Al-Jolani) è emersa nel vuoto lasciato dalla caduta del vecchio regime, ma il suo governo resta fragile, contestato, incalzato da interessi opposti e alleanze instabili.
Nel sud del Paese, a ridosso del confine con la Giordania e le alture del Golan, i drusi di Sweida camminano su un filo sottile. Per anni, hanno mantenuto una relativa autonomia, organizzando milizie di autodifesa e scegliendo di non schierarsi completamente né col regime né con l’opposizione. Una posizione scomoda, oggi ancora più pericolosa.
Nel nuovo equilibrio siriano, infatti, i drusi rischiano di diventare il bersaglio di tutti:
- Dei gruppi jihadisti, che li considerano eretici
- Del nuovo governo, che guarda con sospetto alla loro autonomia
- Delle potenze regionali, che vedono in loro un possibile alleato tattico, da sostenere o sacrificare a seconda delle convenienze.
Non sono solo una minoranza, insomma: sono una leva geopolitica.
Chi sono i drusi? Il rischio della perdita di identità
Ma c’è una minaccia che non si vede nei titoli dei giornali: quella della dissoluzione culturale. L’identità drusa si regge su riti, simboli, racconti orali, valori tramandati di generazione in generazione, spesso non scritti. Ma per tramandare una storia non servono solo libri e documenti: serve un tessuto sociale stabile, scuole, sicurezza.
Oggi tutto questo vacilla. La diaspora cresce, le comunità si frammentano, i giovani drusi – in Siria come in Israele o all’estero – rischiano di perdere il filo invisibile che lega la loro storia personale a quella collettiva. La fede drusa non impone rituali pubblici o vestiti riconoscibili. È fatta di memoria, linguaggio, coesione interna. Tutti elementi che la guerra, la precarietà e l’isolamento stanno erodendo.
Il rischio più grande per i drusi, oggi, non è solo morire a causa di guerre e conflitti interni. È scomparire, diventando invisibili nel racconto di un Medio Oriente che continua a essere polarizzato e semplificistico.


Dalla cronaca alla consapevolezza
E mentre a Sweida si resiste ancora – tra bombardamenti intermittenti e silenzi diplomatici – il mondo guarda altrove. I drusi non fanno notizia, se non quando diventano funzionali a uno scontro più grande. Eppure, ogni volta che una minoranza viene dimenticata o strumentalizzata, perdiamo un pezzo della complessità che tiene insieme il Medio Oriente. Una complessità che conosco bene. Che ho incontrato tra le strade di Damasco, nei villaggi al confine, nei racconti di chi ha scelto di restare.
Per capire chi sono davvero i drusi, non basta un dato demografico o una cornice teologica. Bisogna guardarli nella loro interezza: spirituale, storica, politica. E forse, nel farlo, ci accorgeremo che la vera domanda non è solo chi sono loro, ma chi vogliamo essere noi nel modo in cui li raccontiamo.
I drusi e l’arte della resilienza
Raccontare i drusi – e non soltanto in questo articolo – è per me anche un modo per esercitare uno sguardo diverso. Uno sguardo che non si accontenta delle versioni ufficiali, che non trasforma i popoli in pedine e non dimentica le storie minori.
Se questo racconto ti ha dato qualcosa, condividilo. Le minoranze non spariscono solo sotto le bombe: spariscono anche quando nessuno ne parla più. E se hai domande o riflessioni, scrivile nei commenti e confrontiamoci.
Se hai domande, curiosità o anche informazioni che vuoi condividere su questo argomento, scrivi pure nei commenti, così potremo confrontarci.