Come diventare giornalista? Una guida fuori dagli schemi

“La casta”: così Sergio Rizzo e Gian Antonio Stella hanno intitolato il loro libro scritto a quattro mani, per definire i politici. Ma con questo termine si è cominciato a indicare anche i giornalisti, il famoso quarto potere, per i privilegi che hanno accumulato negli anni. Questa visione ha influenzato i giornalisti stessi ed è diventata un’arma a doppio taglio: la consapevolezza del potere dell’informazione ha portato giornalisti ed editori a elevarsi troppo al di sopra di chi fruisce le notizie, perdendo il rapporto con le persone che è invece l’essenza del giornalismo. Ecco perché, quando mi chiedono come diventare giornalista, non mi soffermo più su scuole e percorsi di studi, ma sulle nuove soft skill e competenze perché le cose stanno davvero cambiando – ma soprattutto per cambiare le cose.

In questo articolo troverai una vera e propria guida che ho pensato non solo per gli aspiranti giornalisti, ma anche per chi giornalista lo è già e desidera rimettersi in gioco. Come? Affrontando le sfide contemporanee di questa professione bellissima, che personalmente sceglierei ancora oggi. Ma se non invertiamo la rotta, lavorando prima di tutto sul nostro modo di lavorare, con etica e apertura al nuovo insieme, rischia di perdere di significato: e non perché qualcuno ci sostituirà, ma perché ci auto-annulliamo, seguendo logiche che nulla hanno a che fare con l’informazione. Ti consiglio allora di leggere fino in fondo, perché qui troverai consigli pratici, percorsi formativi e soprattutto suggerimenti direttamente dalla mia esperienza personale.

Teresa Potenza

Ciao! Sono Teresa, sono una giornalista e supporto i freelance nei loro progetti editoriali e nell’uso etico e utile dell’IA generativa, attraverso consulenze e mentoring.

Faccio parte del Constructive Network e anche di JournalismAI, giornalisti che usano l’IA in modo etico, sostenuto dalla London School of Economics.

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Principi di giornalismo, al di là delle notizie.

Cominciamo dalle basi: se vogliamo capire davvero come diventare giornalista, non dobbiamo mai dimenticare che questa professione va al di là del semplice racconto di storie o fatti. Oltre a curiosità e precisione, richiede etica e senso di responsabilità, flessibilità e spirito critico. Oggi chiunque può pubblicare notizie e chiunque può fare informazione. Come possiamo fare la differenza, allora? Dobbiamo distinguerci attraverso una profondità di analisi, l’attenzione alle persone e la costruzione di una relazione autentica con chi ci legge o ci ascolta.

Ognuno di noi ha il potere di invertire una rotta che, oggi, sta assecondando logiche che spesso puntano a nient’altro che a catturare il bene più prezioso di sempre: il click, cioè l’attenzione delle persone. Sta a noi educare noi stessi e gli altri a non fermarsi a questo, ma ad andare oltre per stimolare curiosità, aumentare consapevolezze, arricchire punti di vista e creare connessioni.

Il ruolo dell’etica nel giornalismo.

In un’era in cui la capacità di far giare le notizie velocemente può diventare più importante della loro accuratezza, l’etica assume un ruolo sempre più cruciale. Vediamo insieme alcuni esempi molto pratici, che mettono in luce l’importanza di quanto abbiamo visto in teoria.

La narrazione mediatica intorno ai temi dell’immigrazione è spesso un campo minato di stereotipi e pregiudizi. Termini come “invasione”, “barconi” e simili puntano a creare discussioni polarizzanti, che da un parte dividono le persone, dall’altra generano click e condivisioni. Come si possono riconoscere, invece, reportage equilibrati? Fai attenzione, per esempio, a che cosa c’è all’interno dell’articolo oltre alla “notizia”: se i fatti sono inquadrati all’interno di un contesto, storico o culturale, se sono riportate testimonianze e se, oltre al problema, si evidenziano anche soluzioni o se si dà spazio a diversi punti di vista.

Più che su come diventare giornalista, ecco che focalizzarci sull’impatto positivo che possiamo avere sulle persone nel contrastare stereotipi e xenofobia diventa una chiave per fare la differenza. Reportage di questo tipo, tra l’altro, aiutano a costruire ponti tra culture e un dibattito che ha come obiettivo informare e crescere anziché polarizzare e dividere.

Pic by Danai Athanasoula – Copyright @teresapotenza

Come diventare giornalista all’epoca dell’intelligenza artificiale?

L’intelligenza artificiale sta rivoluzionando tutto e il giornalismo non fa eccezione. Ho approfondito i cambiamenti a cui sta andando incontro la nostra professione anche negli articoli “Intelligenza artificiale generativa e giornalismo: rischi o opportunità?” e “Intelligenza artificiale generativa: previsioni per chi fa informazione” – qui voglio ribadire che tutto dipende dall’uso che facciamo dell’IA generativa. Soprattutto se siamo freelance, i tool di IA possono darci un grande supporto e sollevarci dai compiti più automatici. Il risultato? Più tempo per concentrarci sui contenuti e per lavorare a idee creative.

Le questioni etiche restano, certo, ed è qui che sta a noi esserne consapevoli. La formazione è come sempre l’arma migliore, del resto: ecco allora che mai come in questo caso occorre una formazione davvero continua, per restare al passo non solo dei nuovi strumenti, ma anche delle loro evoluzioni e delle (eventuali) nuove sfide.

Fact-checking e disinformazione.

Ogni giornalista deve avere almeno le basi di fact-checking: è una skill insita al nostro lavoro, inscindibile direi. Senza arrivare ad essere fact-checkers di professione, è importante conoscere le principali tecniche di ricerca avanzata e i tool che ci possono aiutare nella verifica delle informazioni: se vuoi cominciare a spaerne di più puoi partire dal mio articolo “Fact-checking online: una guida in 15 siti“.

Alcune redazioni stanno sperimentando ora strumenti di intelligenza artificiale per automatizzare questo processo .ed è nato anche un progetto europeo interessante, AI4Trust: include alcuni grandi gruppi non soltanto giornalistici e che punta a combattere la disinformazione attraverso il monitoraggio di social media e notizie con tecnologie avanzate basate sull’IA, a supporto dei fact-checkers…umani. E dal momento che le macchine possono analizzare enormi quantità di dati, questi strumenti tornano particolarmente utili in situazioni di breaking news o durante i dibattiti politici, quando i giornalisti hanno bisogno di gestire volumi di notizie particolarmente elevate.

Come diventare giornalista oggi?
Pic by Agence Olloweb via Unsplash

Come diventare giornalista? Strumenti e tecniche.

E ora continuiamo ad approfondire la pratica. Perché abbiamo detto che competenze e soft skills sono la base, ma non si possono mai staccare dalla padronanza degli strumenti più utili al nostro lavoro. Dalla ricerca alla scrittura, dall’analisi dei dati alla produzione multimediale, ecco alcune (delle moltissime) risorse disponibili e i miei consigli molto pratici: giusto per farsi un’idea, perché poi sta a ognuno di noi trovare quello che più ci supporta. Nota bene: non ti citerò strumenti di IA perché meritano uno spazio dedicato!

1. Ricerca e verifica delle fonti

  • Google Scholar e JStore, Academia e Internet Archive sono solo alcune piattaforme utili per fare ricerca approfondita.
  • InVID, Verification Handbook, TinEYe o Fact-check.org: sono invece esempi di piattaforme che aiutano a verificare l’autenticità di testi, video e immagini.

2. Analisi dei dati

  • Datawrapper e Tableau Public: sono strumenti di visualizzazione dati, con i quali creare grafici e mappe interattive per arricchire gli articoli con analisi visive.
  • Excel e Google Sheets, per l’archiviazione.
  • DocumentCloud: Un servizio che permette ai giornalisti di caricare, organizzare e analizzare documenti per le loro inchieste, facilitando la collaborazione e la condivisione di informazioni sensibili.

3. Scrittura ed editing

  • Audacity. Se lavori con la voce – podcast ma anche newsletter audio, per esempio, ecco uno strumento gratuito di editing che ti permette di registrare, tagliare e modificare tracce audio in modo intuitivo.
  • Grammarly: per migliorare grammatica, proprio così. Ma come, ti starai chiedendo? Pensa a quando devi scrivere in una lingua che non è la tua: ti saranno utili strumenti di questo tipo.

4. Crescita professionale e formazione continua

  • Journalism.co.uk e Poynter: Risorse online dove trovare notizie sul settore, opportunità di lavoro, workshop e webinar dedicati ai professionisti dei media.
  • Meetup, workhsop e networking: non trascuriamoli! Conoscere altre professioniste e professionisti – non soltanto nel mondo del giornalismo – è essenziale per la nostra crescita, personale e professionale.
teresa potenza
Pic by Danai Athanasoula – Copyright @teresapotenza

Crea un portfolio che parli per te

Lo so per esperienza: presentarsi è una delle cose più difficili da fare. Ecco perché ti consiglio di lavorare subito proprio a questo e di prepararti anche a presentarti…a voce. Ecco qualche consiglio:

  1. Scegli la piattaforma giusta: che sia una presentazione con Canva, una landing page o un sito internet, raccogli tutto ciò che è importante si sappia su di te. Dalla tua storia personale alle tue competenze: anche la tua storia vale la pena di essere raccontata, non solo quella delle persone che intervisti.
  2. Cura il contenuto. Ti sembra scontato? Bene, ti assicuro che non lo è affatto. Evidenzia i punti salienti, rendi tutto dinamico e, se puoi, diversifica i formati: se hai prodotto video o audio, non dimenticarli!
  3. Dai sempre il tuo tocco personale, non uniformarti a ciò che vedi: la tua bio deve parlare di te, non di trend. Potresti cominciare da qui a costruire anche il tuo personal brand. E ricordati di aggiornare tutto.

Costruisci la tua rete.

Abbiamo visto prima l’importanza del networking e qui andiamo oltre. Costruire la tua rete personale di contatti non è importante solo in termini di opportunità lavorative. I tuoi contatti sono persone esattamente come te: un giorno potrebbero avere una storia da raccontarti o essere le tue esperte o i tuoi esperti e riempire un tassello importante di un reportage, giusto per fare l’esempio più lampante.

Anche andare ad eventi fisici è importante. Dopo la pandemia li abbiamo tutti ridotti in modo drastico: ritroviamo l’abitudine di incontrare persone fuori dagli ambienti virtuali, perché la differenza c’è sempre.

Sviluppa il tuo personal brand.

Anche questo è un mio personalissimo consiglio: trova il tuo modo di raccontare chi sei e la tua missione e sii coerente con i tuoi valori. Anche così puoi fare la differenza. E poi diffondi il tuo lavoro attraverso contenuti di qualità: diventerai tu stessa/o uno strumento per combattere la disinformazione e mostrare nuovi punti di vista a chi ti ascolterà.

Come diventare giornalista…oltre la tradizione.

Oggi la nostra professione non è più limitata a un lavoro nei giornali o nei notiziari televisivi. Ci sono molte opportunità anche in settori forse sottovalutati, ma di uguale importanza: ecco qualche idea.

  • Data journalism: ci sono redazioni che hanno team dedicati a questo campo, per analizzare e poi visualizzare dati e raccontare storie attraverso quei dati
  • Giornalismo investigativo freelance: un lavoro impegnativo, ma ricco di soddisfazioni. Ho condiviso la mia visione su questo, a partire dalla mia esperienza, nell’articolo “Inchieste giornalistiche indipendenti, tra sfide e vantaggi“.
  • Blogging e giornalismo d’opinione: un progetto personale può evolvere verso un vero e proprio lavoro. Aggiungo però che bisogna prestare molta attenzione a non cadere nelle facili trappole della polarizzazione, solo per acquisire notorietà.
  • Podcasting: questo potente strumento è un ottimo modo per unire tecniche diverse, da quelle giornalistiche a quelle narrative. E avvicina alle persone molto più di altri mezzi.

Ti ci rivedi in questa guida? Che cosa aggiungeresti o toglieresti? Fammelo sapere nei commenti.

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