Se c’è una cosa che ho imparato in tanti anni di professione giornalistica, è che il burnout non lo senti arrivare. O meglio, lo senti arrivare se sei in grado di decifrare i segnali che il tuo corpo comincia a inviarti ben prima della tua mente. Ma non è facile capire come evitare il burnout e, personalmente, ci ho messo molto tempo per capirlo
Forse è anche un po\’ colpa della narrativa intorno al nostro mestiere. Pensaci: quando senti parlare di giornalismo lo associ di solito a persone instancabili, vero? Molto meno si sente parlare di sostenibilità. Eppure, senza sostenibilità, non può esserci lucidità e neanche qualità del lavoro.
E allora in questo articolo voglio condividere riflessioni e strumenti che nascono dalla mia esperienza diretta: cose che ho sbagliato, cose che ho aggiustato, cose che oggi cerco di proteggere con attenzione. Non troverai soluzioni miracolose, ma un approccio realistico, umano e sostenibile al lavoro giornalistico. Perché fare bene questo mestiere è importante. Ma farlo senza esaurirsi lo è ancora di più.

Ciao! Sono Teresa, sono una giornalista professionista e supporto i freelance nei loro progetti editoriali e nell\’uso etico dell’intelligenza artificiale generativa, attraverso consulenze, mentoring e corsi. Ho vissuto a Damasco prima e durante l’inizio della guerra civile – che ho raccontato nel podcast “Ponti Invisibili“. Nell’ottobre 2024 il mio podcast “Merce di Scambio“, una indagine giornalistica sulla compravendita di organi, ha vinto il premio Pod24 come miglior podcast indipendente di reportage e inchiesta del Sole 24Ore.
Sono socia fondatrice dell’Associazione Constructive Network e faccio parte della rete di JournalismAI, della London School of Economics.
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La differenza tra stanchezza e burnout
Noi giornalisti siamo abituati a essere stanchi. Fa parte del mestiere. La stanchezza arriva dopo una giornata intensa, dopo una settimana pesante o una fase di lavoro complicata.
Il burnout però è diverso: è una condizione di esaurimento fisico, mentale ed emotivo che si costruisce nel tempo, quando lo stress diventa cronico e nessuna pausa riesce più a darti tregua. Perché non riguarda solo quante ore lavori, ma in che stato mentale vivi il lavoro: in costante urgenza e con il peso della responsabilità per esempio. A questo aggiungi l\’incapacità di abbassare la guardia ed ecco fatto.
Perché il giornalismo è un terreno fertile per il burnout
Il burnout nel giornalismo non nasce dal nulla. È il risultato di una combinazione di fattori strutturali:
- ritmi imprevedibili e scadenze continue;
- precarietà economica e professionale;
- richiesta implicita di essere sempre aggiornati e disponibili;
- esposizione quotidiana a notizie difficili, violente o emotivamente pesanti;
- forte senso di responsabilità etica.
Il problema è che tutto questo viene spesso normalizzato. Finché reggi, va bene. Quando inizi a crollare, il problema sembra improvvisamente tuo.
I segnali più subdoli
Uno degli aspetti più insidiosi del burnout è che continui a lavorare, magari anche bene, ma con sempre meno energia, entusiasmo e lucidità. Subentra il cinismo, il distacco emotivo, la sensazione di svuotamento. E spesso non te ne accorgi subito, perché sei troppo impegnata a tenere tutto insieme.
Riconoscere che non si tratta solo di stanchezza è il primo passo ed è fondamentale. Non per colpevolizzarti, ma per ascoltare un segnale che chiede attenzione.
I segnali che non devi ignorare
Per tutto quello che abbiamo visto fin qui, è evidente che il burnout raramente arriva senza preavviso. Il corpo comincia a mandarci segnali chiari: siamo noi che scegliamo di ignorarli. Qualche esempio?
- Fai fatica a staccare anche quando puoi
- Vivi con un senso costante di urgenza
- Ti senti in colpa quando riposi
- Sei più irritabile o emotivamente instabile
- Perdi interesse per le storie che prima ti appassionavano
- Fai più fatica a concentrarti e a prendere decisioni
Il problema non è provare queste sensazioni, ovviamente. Il problema è normalizzarle. Imparare a riconoscerle in tempo è una forma di autodifesa professionale.
La rete di supporto
Nel giornalismo resiste ancora il mito del (o della) professionista che lavora in autonomia, quello che regge da solo le fila di tutto. Ma io trovo che non sia soltanto un mito, ma che sia un mito tossico.
Impara a confrontarti con altre persone del tuo settore, parla apertamente delle tue difficoltà, Questo non significa che devi raccontare a tutti ciò a cui stai lavorando, da giornalista neanche io racconterei mai la storia che sto seguendo prima di pubblicarla. Cerca però di trovare spazi di scambio: cercare supporto non è sinonimo di debolezza, al contrario. Anche una conversazione onesta con chi vive le tue stesse dinamiche può alleggerire il tuo carico emotivo e ridimensionare la sensazione di essere sbagliata, sbagliato.
E poi vedrai che non ne beneficerà soltanto la sfera emotiva, ma anche professionale. Ritroverai la capacità di mettere a fuoco priorità, limiti e confini.

Il diritto di non essere sempre disponibili
Essere sempre raggiungibili non è sinonimo di professionalità. È spesso il risultato di confini mai dichiarati. Nel giornalismo, soprattutto freelance, si impara presto che dire sempre sì sembra più sicuro che dire no.
Ma senza confini il lavoro invade tutto: tempo, spazio mentale, relazioni.
Ritrovare il controllo del tempo
Proteggere il proprio tempo non significa lavorare meno, ma lavorare meglio. Piccole pratiche fanno una grande differenza:
- stabilire orari chiari per email e messaggi;
- spegnere le notifiche fuori dal lavoro;
- proteggere almeno uno spazio della giornata completamente offline.
Non è facile, ma è necessario.
Nell’articolo La gestione del tempo con l’intelligenza artificiale trovi molti consigli pratici su come l’IA può supportarti nell’alleggerire il tuo carico mentale.
Come evitare il burnout tecnologico
L’intelligenza artificiale può essere un acceleratore di stress oppure un alleato potente. Dipende dall’approccio.
Usata in modo consapevole, l’IA può aiutarti fra l\’altro a:
- Organizzare appunti e materiali
- Alleggerire attività ripetitive
- Trovare punti di vista alternativi
Il rischio nasce quando viene usata per aumentare i ritmi, non per migliorarli. L’IA non dovrebbe servirci a fare sempre di più, ma a lavorare meglio, con più spazio mentale.
Uso consapevole dei social media
Diciamoci la verità: per noi giornalisti i social media assumono tanti significati. Possono essere fonte di notizie e di idee, sono parte del nostro lavoro, rappresentano una vetrina e anche un luogo per coltivare relazioni.
Ma sono anche uno dei principali fattori di stress -come per tutti, del resto. Ci ritroviamo a fare doomscrolling mascherandolo da necessità di aggiornarci e così quei dieci minuti che avevamo deciso di usare per cercare qualcosa di interessante si moltiplicano: da dieci diventano venti, trenta…
E che dire poi della pressione a commentare tutto? Che ti porta poi a esporti continuamente a conversazioni polarizzate e a polemiche, anche quando avresti potuto evitarlo perché niente centrava con il tuo lavoro?
Costruire una relazione più sana con i social
Alcune scelte pratiche possono fare la differenza. Quello che funziona per me inizia dal mindset: cerco di ricordarmi che non tutto merita la mia energia. Di conseguenza ti consiglio di trovare la tua modalità per separare l\’uso personale dei social da quello professionale. Questo ti aiuterà a decidere consapevolmente a che cosa rispondere e a che cosa non rispondere.
E poi sforzati di limitare il tempo che dedichi a seguire le notizie fuori dal lavoro. In questo modo diminuirai la sensazione di essere sempre disponibile.
Un approccio umano alla tecnologia: il Manifesto
Negli anni ho sentito il bisogno di mettere nero su bianco alcuni principi che guidano il mio modo di lavorare con l’intelligenza artificiale e la tecnologia. È da qui che nasce il Manifesto umano dell’intelligenza artificiale.
Come vedrai, non è un testo da leggere e archiviare, ma un metodo di lavoro, una bussola e un approccio che mette al centro: le persone, prima degli strumenti e la qualità del lavoro, prima della velocità.
Se senti che il problema non è usare meglio gli strumenti, ma lavorare meglio come essere umano, il Manifesto nasce proprio per questo.
Come superare il burnout?
Quando l\’ho sperimentato in prima persona, ho passato tanto tempo a capire come superare il burnout. Quello che ha funzionato meglio? Proprio una delle cose che ho condiviso con te prima: ho chiesto aiuto alle persone a me più care. E ho capito che il punto non è tornare come prima. Questa è una delle verità più difficili da accettare: non si tratta di ricaricare le batterie e ripartire allo stesso ritmo, ma di cambiare assetto. Il burnout, quando arriva, segnala che qualcosa nel modo in cui lavori e vivi il lavoro non è più sostenibile.
Il primo passo è fermarsi davvero ad ascoltare i segnali, senza minimizzarli. Ridurre il carico gradualmente o distribuirlo meglio e poi rimettere mano ai tuoi confini: orari, reperibilità, aspettative (anche quelle che imponiamo a noi stessi).
Superare il burnout significa anche rivedere il rapporto con gli strumenti che usiamo ogni giorno: tecnologia, social, intelligenza artificiale. Se tutto contribuisce ad aumentare pressione e urgenza, il problema non è la singola giornata storta, ma il sistema complessivo. Uscirne richiede tempo, gentilezza verso te stessa o te stesso e la voglia di lavorare in modo diverso da prima.
Quali sono le 4 fasi del burnout?
Abbiamo visto come il burnout non sia un interruttore che si accende all’improvviso. È un processo graduale che attraversa diverse fasi, spesso ignorate o normalizzate, soprattutto in un mondo così frenetico come quello del giornalismo. Conoscere queste fasi aiuta a intercettare e gestire il burnout prima che diventi ingestibile. Si identificano quattro fasi principali, come puoi vedere nell\’articolo pubblicato da Unobravo. Noi giornalisti trovo che possiamo declinarle così:
1. Entusiasmo
All’inizio c’è passione. Ci si investe molto, spesso troppo. Si accettano ritmi elevati, si rinuncia alle pause, si confonde l’impegno con la disponibilità totale. È la fase in cui si regge tutto.
2. Stress e sovraccarico
Il carico aumenta, le pause diminuiscono. Compaiono stanchezza persistente, difficoltà a staccare, irritabilità. Ma vai avanti lo stesso e cerchi di convincerti che stai solo attraversando un periodo intenso.
3. Esaurimento emotivo e distacco
Qui iniziano i segnali più evidenti: cinismo, perdita di motivazione, senso di vuoto. Il lavoro che prima significava tutto per te, si fa pesante. Continui a produrre, ma hai sempre meno energia.
4. Il burnout
È la fase in cui il corpo e la mente ti impongono uno stop, che a questo punto diventa forzato. Puoi sentire più ansia, magari fai fatica a dormire, con tutto quello che ne consegue. Ti serve un cambiamento reale.
Chiedere aiuto è una competenza
Supporto psicologico, coaching, mentoring, formazione: chiedere aiuto non è un fallimento. Anzi, forse oggi potremmo definirla una competenza professionale. Nessun lavoro ad alta intensità emotiva può essere sostenuto a lungo senza strumenti adeguati.
Prenderti cura di te non è neppure egoismo. Nel giornalismo credo che sia addirittura una responsabilità, perché proteggere la tua lucidità significa proteggere anche la qualità dell’informazione che produci.

Domande frequenti su burnout e stress nel giornalismo
Cos’è il burnout nel giornalismo?
È una condizione di esaurimento fisico, mentale ed emotivo causata da stress cronico, ritmi intensi e pressione costante.
Quali sono i primi segnali di burnout per un giornalista?
Difficoltà a staccare, stanchezza persistente, cinismo, irritabilità, calo di motivazione e concentrazione.
L’IA può aiutare a ridurre lo stress lavorativo?
Sì, se usata in modo consapevole. Per esempio può supportarti alleggerendo il carico di lavoro, se affidi a un chatbot attività ripetitive e organizzative. Al contrario, usarla per farle fare il lavoro al posto tuo può aumentare la sensazione di fallimento e inutilità.
I social media contribuiscono al burnout dei giornalisti?
Spesso sì. Un uso non regolato dei social può amplificare lo stress, per esempio a causa del confronto costante e ti sovraespone a un flusso di notizie perenne, anche quando non lavori.
Come prevenire il burnout nel lavoro giornalistico quotidiano?
Con confini chiari, reti di supporto, uso consapevole di tecnologia e social, attenzione ai segnali mentali ed emotivi.