Se ti dico “hacker”, a che cosa – anzi a chi – pensi? Scommetto che nella tua testa già comincia a formarsi l\’immagine di un ragazzo giovane, con felpa e cappuccio, curvo su un computer. Beh, è normale: in fondo è così che sono stati dipinti gli hacker fino a oggi. E invece no. Come dice Anonymous, “Noi siamo tutti. Siamo il tuo vicino di casa, il cassiere al supermercato, il dottore che ti visita…”. E lo stesso vale per Valentina Nardecchia: cioè la persona che, in questo articolo, ci aiuterà a capir4e come proteggere i dati online e come stia cambiando il mondo della sicurezza informatica grazie all\’intelligenza artificiale.

Valentina, conosciuta come Joda, è una ethical hacker, cioè una hacker buona, diciamo così: oggi aiuta enti pubblici e privati a difendersi dagli attacchi informatici. Ed è anche autrice del podcast Io Hacker, in cui racconta le storie di suoi “colleghi” e sfata tutti i miti e gli stereotipi legati al mondo hacker. Ti invito allora a leggere con attenzione perché Valentina Nardecchia ci porterà dentro temi come:

Preparati a scoprire il lato nascosto della sicurezza digitale insieme a Joda.


Ciao! Sono Teresa, sono una giornalista professionista e supporto i freelance nei loro progetti editoriali e nell\’uso etico dell\’intelligenza artificiale generativa, attraverso consulenze, mentoring e corsi. Nell\’ottobre 2024 il mio podcast “Merce di Scambio“, una indagine giornalistica sulla compravendita di organi, ha vinto il premio Pod24 come miglior podcast indipendente di reportage e inchiesta del Sole 24Ore. Nel mio podcast Potenza Artificiale ti aiuto invece a portare l\’IA generativa nel tuo lavoro – responsabilmente.

Faccio parte del Constructive Network e di JournalismAI, rete di giornalisti che usano l\’IA in modo etico, sostenuto dalla London School of Economics. Qui scopri come possiamo lavorare insieme.

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Chi sono gli hacker?

Partiamo da qui, dalle basi: quando parliamo di hacker pensiamo che sia sinonimo di criminale informatico. Eppure non è così: il termine hacker indica soltanto una persona esperta di sicurezza informatica, che studia e testa i sistemi per capire come renderli il più possibile sicuri.

Gli ethical hacker come Joda fanno un passo oltre: usano le stesse tecniche dei cybercriminali, ma per scopi difensivi. Simulano attacchi informatici per scoprire le vulnerabilità nei sistemi e aiutano aziende e pubbliche amministrazioni a proteggersi. “Abbiamo gli stessi strumenti dei cattivi, ma siamo dalla parte dei buoni” – Gioda

E i criminali informatici, allora, come si chiamano? “Nel nostro gergo si chiamano cracker“ ci spiega Nardecchia: “Perché fanno crack!, cioè rompono le difese”.

Come proteggere i dati online: i tre errori più comuni

Siamo abituati a credere che basti un buon antivirus per essere protetti, ma Valentina Nardecchia ci ricorda una verità che forse preferiremmo continuare a ignorare: “L\’unico computer sicuro è quello spento. Se sei online, sei esposto.”

Il problema, però, non è solo lo strumento che usiamo, ma l’ambiente in cui viene utilizzato. Per esempio, se la nostra rete wifi non è protetta o se utilizziamo password deboli, mettiamo in pericolo i nostri dati senza neanche rendercene conto.

1. Usare password deboli o più volte

Proprio così: ancora troppe persone continuano a utilizzare password deboli. Non solo: “Il 40% degli utenti usa la stessa password per più account e ancora oggi 12345678 è tra le più diffuse al mondo” racconta Nardecchia. E questo è un problema enorme: sai quanto tempo impiega un hacker a indovinare una password, anche composta di cifre, lettere, maiuscole e minuscole e caratteri speciali?. “Soltanto sei secondi”.

Che cosa fare, allora? “C\’è una buona pratica che è forse la più importante di tutte: cambiare password spesso, molto spesso” risponde Nardecchia.

2. Mantenere account che non usi più

Un altro errore comune è lasciare attivi account dimenticati. Quante volte hai fatto l\’iscrizione a un servizio, lo hai usato una volta e poi lo hai dimenticato? Quegli account possono esporre i tuoi dati senza che tu te ne accorga. “Gli account dimenticati sono un potenziale veicolo di violazioni e di rischio perché ce li dimentichiamo, ma la password è sempre quella e magari è anche la stessa che abbiamo usato per tutti gli altri account”.

E così, trovata una, trovano tutte le altre. E allora, come cercare di proteggere i dati online? Fai pulizia digitale cancella gli account che non usi più.

3. Ignorare l\’autenticazione a due fattori

Molte persone pensano che sia una scocciatura, una perdita tempo perché quando vuoi accedere ai tuoi account devi inserire un codice extra. Eppure, l\’autenticazione a due fattori è uno degli strumenti più efficaci per prevenire i furti di identità e proteggere le informazioni sensibili.

Come fare le to do list con l\'intelligenza artificiale
Teresa Potenza – Copyright @teresapotenza

Intelligenza artificiale e sicurezza: il doppio volto dell’IA generativa

L\’IA generativa ha rivoluzionato molti settori, ma ha portato con sé anche nuovi rischi. Per i cybercriminali, strumenti come ChatGPT sono un’arma potente: possono generare malware, automatizzare attacchi di phishing e creare deepfake con una facilità mai vista prima. E in pochissimi istanti: “I criminali hanno oggi degli strumenti molto più sofisticati e la velocità è aumentata in maniera esponenziale”, spiega Valentina Nardecchia. “E la velocità è tutto ciò che serve a un criminale informatico, non la tecnologia più avanzata, come troppo spesso si pensa”.

Torniamo all\’esempio delle password: se cambiassi le tue password una volta al giorno e qualcuno stesse cercando di pescare dal web, appunto, delle password, se anche trovasse la tua le probabilità che violasse i tuoi dati sarebbero minime, perché il giorno dopo quella password non ci sarebbe più.

Ma anche i “buoni” hanno nuovi strumenti

Se l’\’intelligenza artificiale velocizza il lavoro dei criminali, aiuta anche gli ethical hacker come Joda a intercettare le minacce più velocemente. Se il tempo è tutto nella cybersecurity, avere gli strumenti adatti a intercettare un attacco anche solo 5 minuti prima, significa avere più chances di evitare un furto di dati.

Le tecnologie che usi ogni giorno: da 1 a 10, quanto sono pericolose?

Ho chiesto a Joda di fare un gioco: in una scala di rischio da 1 a 10 (dove 1 = innocuo e 10 = massimo rischio) lei ci ha detto quanto sono pericolose le tecnologie che usiamo ogni giorno. Ed ecco i risultati:

Come proteggersi? Le 3 regole d’oro

Se c\’è una cosa che dobbiamo portarci a casa dall\’intervista con Valentina Nardecchia, è che la sicurezza digitale è soprattutto una questione di consapevolezza e di buon senso. Riepilogando, ecco tre semplici azioni che puoi iniziare a fare subito:

  1. Usa password sicure e cambiale spesso
  2. Attiva sempre l’autenticazione a due fattori
  3. Fai pulizia digitale: elimina gli account che non usi più

Non mi stancherò mai di ripeterlo: la tecnologia non è né buona né cattiva. Dipende da come noi decidiamo di usarla. Se vogliamo capire come proteggere i dati online, dobbiamo innanzitutto smettere di essere utenti passivi e diventare più intenzionali nel nostro rapporto con il digitale.

E tu, proteggi la tua sicurezza online?

Se questa intervista ti ha fatto riflettere o ti ha suscitato domande e curiosità, scrivi nei commenti: sono certa che Joda sarà felice di risponderti.

E se vuoi poi vuoi ascoltare l\’intervista integrale, la trovi nella puntata 23 del mio podcast Potenza Artificiale:

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