Viviamo in un’epoca in cui saper usare uno strumento non basta più. Non basta più essere su una piattaforma, utilizzare l\’ultimo tool o l\’ultima tecnologia. Serve capire, contestualizzare, distinguere. Serve formarsi e — soprattutto — non lasciare mai da parte il nostro spirito critico.

Questa è la riflessione da cui parte la mia conversazione con Mario Moroni, autore, moderatore di eventi e host del podcast Il Caffettino – un espresso di innovazione, che ha all\’attivo oltre duemila puntate. Con lui, in una puntata del mio podcast Potenza Artificiale. abbiamo parlato di IA generativa, competenze digitali, futuro della formazione, social media e…mulini.

Un\’intervista densa, che ho deciso di trasformare in un articolo perché contiene riflessioni che meritano di essere scritte, salvate e condivise. E che parlano direttamente a chi oggi si interroga su come restare rilevante, creativo e umano, nell’era degli algoritmi e delle scorciatoie, ma anche a chi non si è ancora posto questa domanda. Perché quello che vogliamo fare insieme è anche questo: stimolare domande e riflessioni.


Ciao! Sono Teresa, sono una giornalista professionista e supporto i freelance nei loro progetti editoriali e nell\’uso etico dell\’intelligenza artificiale generativa, attraverso consulenze, mentoring e corsi. Ho vissuto a Damasco prima e durante l\’inizio della guerra civile – che ho raccontato nel podcast “Ponti Invisibili“. Nell\’ottobre 2024 il mio podcast “Merce di Scambio“, una indagine giornalistica sulla compravendita di organi, ha vinto il premio Pod24 come miglior podcast indipendente di reportage e inchiesta del Sole 24Ore.

Faccio parte del Constructive Network e anche di JournalismAI, la rete di giornalisti che usano l\’IA in modo etico sostenuta dalla London School of Economics.

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Perché parlare di competenze digitali critiche oggi

Se ti dico “competenze digitali”, probabilmente pensi subito a conoscenze pratiche: che cosa sia un cloud, per esempio, come usare gli strumenti di intelligenza artificiale, navigare online, creare contenuti. Ma c\’è un livello molto più profondo, che penso viene affrontato ancora troppo poco: quello della capacità di pensare, valutare e prendere decisioni all\’interno dell\’universo digitale.

Le competenze digitali critiche si trovano là dove la tecnica incontra il pensiero. Sono la differenza tra chi sa usare uno strumento e chi ne comprende l\’impatto. Tra chi produce contenuti e chi ne riconosce i bias, la qualità, le implicazioni – e, quindi, la potenza.

Non basta più “saper usare”: dobbiamo capire che cosa stiamo usando

Oggi le competenze digitali non possono più essere solo operative. Non basta, cioè, saper usare ChatGPT o creare contenuti con Canva. Le competenze che servono e che vanno allenate sono quelle che ci permettono di non essere utenti passivi, ma cittadini digitali consapevoli. Ed è proprio questo di cui abbiamo un gran bisogno, per non diventare vittime di manipolazioni e disinformazione.

In concreto, questo significa per esempio:

L’intelligenza artificiale è la nuova acqua del mulino

Una delle immagini più potenti che Moroni ha condiviso durante la nostra chiacchierata riguarda proprio l’intelligenza artificiale e la sua analogia con il mulino ad acqua dell\’Ottocento in cui vive con la sua famiglia. All’epoca, il mulino era una rivoluzione: trasformava il lavoro manuale in energia costante, continua, inesauribile. Proprio come fa oggi l’IA, che automatizza processi e genera contenuti.

Ma il punto è: come la usiamo? E soprattutto: che cosa produciamo con quest’acqua che continua a girare?

Ecco perché le competenze digitali oggi non possono essere scollegate dal contesto in cui operiamo. L’IA non è (solo) uno strumento. È un cambiamento di paradigma.

Un\’educazione che non vuole aggiornarsi

“Purtroppo, la scuola, così come l\’università, il mondo aziendale e i media, si muove spesso come se fossimo ancora nei primi anni 2000”, ha sottolineato Moroni durante l\’intervista. “Si parla di nuovi media, come se non avessimo avuto decenni per riflettere e si spiegano le tecnologie generative come gadget, senza affrontarne le implicazioni più profonde”.

In altre parole, non dobbiamo insegnare a usare ChatGPT. Dobbiamo chiederci: a che cosa ci serve? Che visione del mondo trasmette? Che cosa ci toglie e cosa ci può offrire?

competenze digitali critiche

Lenti, nostalgici e impreparati: un ritratto scomodo del Sud Europa

Moroni non usa mezzi termini: l’Europa del Sud è in ritardo. “Siamo nostalgici, legati a una visione idealizzata del made in Italy, delle PMI, della tradizione” ha detto. “Ma questa retorica non ci prepara al presente, né tantomeno al futuro”.

E mentre in altre parti del mondo si studia in modo più verticale (cioè per settori specifici dell’IA), in Italia siamo ancora fermi a una visione troppo teorica. Ed ecco perché la formazione non è un optional. È un’urgenza.

Educare i giovani è fondamentale, ma serve partire dagli adulti

Uno dei passaggi più forti dell’intervista sta proprio qui: non possiamo chiedere ai giovani di usare responsabilmente gli strumenti digitali, se gli adulti non sanno nemmeno come funzionano.

“Clicchiamo sulle fake news, accettiamo contenuti mediocri, ci facciamo manipolare dagli algoritmi” , ha detto senza mezzi termini Moroni. “E poi pretendiamo che i nostri figli usino lo smartphone consapevolmente”.

Come adulti, genitori, insegnanti e professionisti, dobbiamo invece:

La fine dei social media?

Uno dei temi cari a Mario Moroni riguarda l’evoluzione dei social media. Non si tratta solo di “lasciare Instagram” o “fare detox da TikTok”. Si tratta di capire che i social non sono più quelli che conoscevamo.

L’era in cui seguivamo persone, amici, colleghi e vedevamo i loro contenuti è finita. Oggi siamo entrati nell’epoca delle social AI: piattaforme che non ci mostrano più cosa vogliamo vedere, ma che cosa un algoritmo decide per noi.

Dall’era della condivisione all’era della manipolazione

“TikTok, Instagram, Facebook: tutte le principali piattaforme stanno virando verso una logica guidata dall’intelligenza artificiale”, ha detto Moroni, che è anche autore del libro La fine dei social. Non siamo più, insomma, dentro a un social network, ma dentro un social feed.

E in questo feed, le regole sono cambiate. Tra tutti, sono tre gli aspetti che dovremmo ben ricordare, ogni volta che navighiamo online:

La domanda da farci non è più soltanto: Quanto tempo passiamo sui social?, ma: Che tipo di contenuti vogliono farci desiderare?

La vera sfida è la consapevolezza

Proprio così: potremmo dire che, oggi, sarà la consapevolezza a salvare il mondo. Anche se, in fondo, è sempre stato così, no credi? Questo vale quindi sia dal punto di vista tecnico, sia da quello etico, culturale e sociale. Ecco perché dobbiamo tornare a chiederci perché facciamo ciò che facciamo. Perché creiamo contenuti? Perché ci informiamo? Perché raccontiamo storie?

L\’IA ci costringe a essere più umani

Il paradosso è questo: più i sistemi sono automatici, più noi possiamo (e dobbiamo) esercitare la nostra umanità. Cambiare idea. Avere difetti. Sentire empatia. Avere una visione. Restare imperfetti e per questo unici. Insomma, le cose che l\’IA non potrà mai sostituire sono molte più di quante immagini.

Se vuoi anche ascoltarci, trovi l\’intervista integrale a Mario Moroni in questa puntata di Potenza Artificiale:

E adesso? Riscattare l’unicità umana, a partire dalle nostre imperfezioni

Uno dei punti chiave dell’intervista riguarda proprio ciò che ci rende ancora rilevanti. L’opinione, il pensiero critico, la capacità di cambiare idea. Mario racconta come nel suo lavoro da podcaster, oggi, la differenza non la fa la notizia (che trovi ovunque), ma la sua visione. Il suo modo unico e soggettivo di leggere la realtà.

E io aggiungo che questo vale per tutti, a cominciare da chi fa il mio mestiere, la giornalista. L’unico, vero, modo per non farci sostituire da una macchina è restare umani. E farci le domande giuste.


Riassumendo…ecco gli errori che devi evitare (da subito)


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