La professione dei fact checkers – cioè chi verifica le informazioni – sta morendo? O addirittura non ha mai funzionato davvero? All\’inizio di gennaio 2025, Meta (cioè l\’azienda di Mark Zuckemberg che sta alle spalle – anche – di Facebook, Instagram, Whatsapp) ha comunicato la decisione di smantellare il suo programma di fact-checking e di sostituirlo con le Community Notes. Ma che cosa significa esattamente? È un passo verso la fine del fact checking sui social o…il contrario?
Se non sai di che cosa sto parlando non preoccuparti: in questo articolo andremo a fondo. Intanto ti anticipo che ci troviamo di fronte a un cambiamento radicale nel modo in cui consumiamo e subiamo le informazioni online e sui social media in particolare.
Analizziamo lo scenario
Se ti chiedi come proteggerti dalla disinformazione e quale sarà il futuro del giornalismo, leggi fino alla fine perché affronteremo:
- Come la nuova strategia di Meta stia ridefinendo il panorama dell\’informazione, o meglio del cosiddetto infotainment
- Quale potrà essere l\’impatto di un\’altra decisione importante di Meta, cioè la chiusura dei programmi di diversità e inclusione, con cui l\’azienda di Zuckemberg si allinea ad altri grossi gruppi
- Il ruolo dell\’intelligenza artificiale in questo scenario
Se ti interessa il macro tema del fact checking e di come districarsi tra fake news, ti consiglio di leggere anche gli articoli “Fare fact-checking: 10 strumenti per sapere se una notizia è vera“, “Fact-checking online: una guida in 15 siti” e “Fact checking con l’IA: la guida per giornalisti – e non solo“.

Ciao! Sono Teresa, sono una giornalista professionista e supporto i freelance nei loro progetti editoriali e nell\’uso etico dell\’intelligenza artificiale generativa, attraverso consulenze, mentoring e corsi. Oltre a leggermi su questo sito, puoi ascoltarmi nei miei podcast “Merce di Scambio“, un\’indagine sulla compravendita di organi (vincitore del premio Pod24 come miglior podcast indipendente di reportage e inchiesta del Sole 24Ore) e Ponti Invisibili, dove racconto la mia storia in Siria. In Potenza Artificiale ti aiuto invece a portare l\’IA nel tuo lavoro.
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Fact checking di Meta: come funzionava e perché era importante
Partiamo dall\’inizio, giusto per fare un quadro della situazione. Tutto iniziò nel 2016, per i social di Meta, cioè quando scoppiò lo scandalo di Cambridge Analytica: in estrema sintesi, i milioni di dati raccolti vennero usati per interferire in alcune elezioni: per esempio le presidenziali statunitensi, che videro la vittoria di Trump e il referendum per l\’uscita Regno Unito dall\’Unione Europea.
A quel punto Zuckerberg fece una sorta di promessa, quella di proteggere gli utenti delle sue piattaforme da disinformazione e manipolazione. Così nacque il programma di fact checking delegato a terze parti: una vera e propria manovra pensata per ripulire la reputazione di Meta, più che le sue piattaforme. Un programma che forse non era perfetto, ma che rappresentava uno sforzo per arginare l\’oceano di fake news.
Ma arriviamo al 2025, gennaio per la precisione del 2025: Mark Zuckerberg annuncia la fine del supporto ai fact checkers professionisti su Facebook e Instagram e segna un punto di svolta per il futuro dell\’informazione online.

Il fact checking era già morto?
Si stanno leggendo e ascoltando molti punti di vista su questo tema, com\’è normale che accada. Ma voglio condividere una cosa in particolare che mi irrita un po\’ quando la sento e cioè: “Il vero fact checking, quello oggettivo e mai di parte, non è mai esistito. E quindi il fact checking non ha mai funzionato“.
Ad affermazioni di questo, io tipo rispondo in realtà sì, è vero, non ha mai funzionato. Non ha mai funzionato se si pretende che le persone che verificano i fatti e le notizie siano imparziali come proprio dovrebbe essere una macchina, anche quando vengono continuamente pungolate da un\’azienda o da una parte politica. O se ricevono pressioni per dare angolazioni o risposte di un certo tipo. Questo fact checking perde in partenza.
Ma credo che i veri fact checkers, quando sono indipendenti e magari finanziati dalla comunità, sappiano fare molto bene il loro lavoro. E lo dico per esperienza: sia perché mi sono formata e continuo a formarmi con professioniste e professionisti che fanno del fact checking il loro al lavoro, sia perché questo momento del mio flusso di lavoro di giornalista per me è cruciale e ore o giorni del mio tempo.
Le Community Notes di Meta
Meta non si è limitata a chiudere il programma di fact checking. Ha introdotto un nuovo sistema che, secondo Zuckemberg, dovrebbe evitare censure e disinformazione. Ecco le parole con cui ha accompagnato un suo video su Instagram: “It\’s time to get back to our roots around free expression. We\’re replacing fact checkers with Community Notes, simplifying our policies and focusing on reducing mistakes. Looking forward to this next chapter” (è tempo di tornare alle nostre radici in materia di libertà di espressione. Stiamo sostituendo i fact checkers con le Coimmunity Notes, semplificando le nostre politiche e concentrandoci sulla riduzione degli errori. Siamo entusiasti di iniziare questo nuovo capitolo).

Che cosa sono le Community Notes di Meta?
Sono un sistema che permette a tutti gli utenti di aggiungere note a qualsiasi contenuto, con l\’intento di fornire contesto o correggere eventuali errori. Nella teoria, è un approccio che valorizza la partecipazione collettiva. Ma è davvero così? Come possiamo essere certi che quello che viene aggiunto non sia una ulteriore distorsione dei fatti o il tentativo di far passare per falsa una informazione vera, se non c\’è alcun controlla su chi posta le note?
Ma c\’è anche un\’altra cosa che non quadra. Personalmente, mi sembra che questo sistema sia in realtà l\’ennesimo escamotage per costringerci a passare sempre più tempo su una piattaforma. Ormai sappiamo che la nostra attenzione è il bene più prezioso al mondo per le aziende online: i loro ricavi si basano proprio sul tempo che noi utenti trascorriamo sulle piattaforme. E allora ecco che incentivare a scrivere queste note appare come un modo per farci passare, anzi perdere sui social tutto il nostro tempo.
Il fact checking e l\’intelligenza artificiale
L\’intelligenza artificiale può analizzare enormi quantità di dati e identificare pattern di disinformazione. Tuttavia, i modelli di IA possono riflettere i bias presenti nei dati di addestramento, perpetrando stereotipi e disinformazione. In poche parole, l\’intellgienza artificiale può essere un supporto ai fact checkers professionisti, ma non può sostituirsi ualn controllo umano, E allora chi pagherà le conseguenze, in questo nuovo scenario?
Le comunità già vulnerabili saranno le più colpite. Tra stereotipi di genere o culturali, è facile immaginare che proliferanno contenuti discriminatori. Tanto più alla luce di un nuovo annuncio, arrivato sempre a gennaio 2025: in sintesi, la diversità non sarà più adeguatamente rappresentata nei processi di verifica.
Sugli stereotipi e i pregiudizi nell\’IA ti consiglio di leggere anche “Stereotipi di genere nell’intelligenza artificiale: come rilevarli?” e “Gli stereotipi nell’intelligenza artificiale: rischi e soluzioni“.
La chiusura dei programmi di Diversity, Equity & Inclusion (DEI)
Oltre al fact-checking, Meta ha anche deciso di chiudere i suoi programmi di diversità, equità e inclusione. Questa decisione riflette una tendenza più ampia negli Stati Uniti, dove molte aziende stanno riducendo i loro sforzi in queste aree. Ma la diversità non è solo una parola: è il pilastro di un\’informazione rappresentativa e accurata. Ma perché la diversità è connessa ai processi di verifica?
- Perché offre una rappresentazione inclusiva della società: e la diversità garantisce che tutte le voci siano ascoltate.
- Perché garantisce una pluralità di prospettive: e team diversificati identificano meglio i bias e, di conseguenza, anche le fake news e i tentativi di manipolazione dell\’opinione pubblica.
Che cosa puoi fare anche tu?
Voglio lasciarti con 3 consigli molto concreti: piccole azioni che puoi fare anche tu ogni giorno, quando navighi online, che possono scatenare un effetto domino nella lotta alla disinformazione:
- Usa il tuo pensiero critico. Non condividere mai contenuti se non hai la certezza che siano veri.
- Supporta il giornalismo indipendente. Puoi farlo economicamente o anche solo abituandoti a navigare siti che non sono all\’interno della tua bolla perché fuori dall\’informazione mainstream.
- Cerca di capire come funzionano le piattaforme: che frequenti. Conoscere le dinamiche dei social media e leggere la privacy policy ti aiuta a capire qual è la posta in gioca – cioè che cosa ti chiedono in cambio (ma questo vale sempre, non solo per i social!).
E tu, cosa ne pensi? Lascia un commento qui sotto e condividi con me la tua opinione: insieme possiamo costruire un web più sicuro e informato.
Se preferisci ascoltarmi, ho trattato questo tema anche nella puntata 19 del mio podcast Potenza Artificiale: