Fare fact-checking: 10 strumenti per sapere se una notizia è vera

Fare fact-checking dovrebbe entrare nel curriculum scolastico. Ti sembra esagerato? Beh, pensa a quante volte ci chiediamo: “Sarà vero, oppure no?”. È proprio questa una delle grandi domande dei nostri tempi: disinformazione e notizie false esistono da sempre, ma adesso c’è di mezzo anche l’intelligenza artificiale generativa – anzi, in realtà viene usata da anni, ma non era alla portata di tutti. E allora che cosa c’è di diverso, oggi? In questo articolo cerchiamo di capire che cosa significhi fare fact-checking e perché è importante. E poi vedremo dieci strumenti che ognuno di noi ha per tutelarsi ogni giorno.

Pensaci: anche tu divulghi bufale?

No, non è una provocazione. Se diffondere notizie false è una pratica antica quanto il genere umano, oggi come mai prima d’ora tutti possiamo diventare divulgatori di bufale, anche senza esserne consapevoli. La vera differenza rispetto al passato, infatti, è soltanto una: oggi tutto è a disposizione di tutti, e per lo più gratis. Ma anche gli strumenti per fare fact-checking sono accessibili a tutti.

Pensiamo a quanti hanno accesso a internet oggi: il 60% della popolazione mondiale, vale a dire circa 5 miliardi di persone. Quanto ai social media, sono più di 3 miliardi le persone che utilizzano Facebook, 2,5 miliardi Youtube, più di 2 miliardi Instagram e oltre 1 miliardo Tik Tok, solo per citare i nomi più noti. Cifre enormi che hanno indotto anche il Segretario Generale dell’ONU António Guterres a mettere in guardia tutti gli utenti del web, in occasione della presentazione dell’ultimo rapporto sulla “Integrità delle informazioni sulle piattaforme digitali“.

Ecco allora che, se una notizia falsa entra in circolo nel web, può raggiungere davvero il mondo intero. Prendiamo un esempio concreto: leggiamo un fatto che ci colpisce in modo particolare, lo riteniamo importante e per questo desideriamo condividerlo con tutti i nostri conoscenti. Ne parleremo a voce e quasi sicuramente anche sui social. Ma prima di farlo, l’abbiamo verificato?

Probabilmente no. Poi, però, scopriamo che quella stessa notizia era falsa, o magari conteneva anche un fondo di verità, ma questo “fondo” era stato nascosto per catalizzare la nostra attenzione su altro. A poco serviranno eventuali smentite. Perché? Perché non raggiungeranno tutti e, anche se lo faranno, probabilmente in tanti si domanderanno: a quale versione dovrò credere?

In estrema sintesi: qualcuno ha diffuso delle informazioni false, ma anche a noi spetta una parte di “colpa”. In questo caso l’inglese utilizza due parole diverse: noi abbiamo fatto misinformation, che è la diffusione involontaria di notizie false, mentre a monte è stata fatta disinformation, cioè sono state diffuse notizie false con l’intento di creare danno.

Ecco spiegata l’importanza di fare fact-checking – la verifica delle fonti. Ora, però, ti starai forse chiedendo: ma non è il mio lavoro! Sì e no: e non solo perché ciò che diffondiamo è nostra responsabilità. Verificare le notizie significa anche tutelare se stessi ed evitare di essere vittime di manipolazioni. Ma ti assicuro che non è così difficile come può sembrare: basta conoscere gli strumenti. Poi, diventerà una semplice abitudine, grazie a un nuovo approccio mentale.

Pic by Maxim Ilyahov via @unsplash

Verifica delle fonti: cominciamo dal mindset

Che cosa c’entra il mindset con il fare fact-checking? C’entra, perché la base di tutto è il nostro approccio a ciò che leggiamo, ascoltiamo o guardiamo. Alleniamoci a capire se stanno cercando di manipolarci oppure no. Questo non significa pensare che tutto ciò che leggiamo o vediamo sia falso. Significa però allenare il nostro spirito critico, sentire i campanelli d’allarme che ci lancia l’intuito e non restare ingabbiati nel vortice della disinformazione.

Sul web lavorano moltissimi professionisti seri e preparati. Ma la rete pullula anche di disinformazione, che si esprime sotto molte forme diverse. Il termine “disinformazione”, infatti, si riferisce non soltanto alle notizie false, ma anche a quelle situazioni in cui le notizie vere vengono presentate in un contesto falso, oppure sono corredate di immagini fuorvianti o addirittura false.

E poi c’è la post-verità: quando fatti reali vengono scomposti, e di quei fatti viene presentata solo una parte, funzionale a ciò che si vuole far credere o a influenzare le scelte. Questa tecnica viene usata molto in contesti politici, per pilotare in particolare le opinioni degli elettori in vista di elezioni imminenti.

Il modo migliore per evitare di cadere in queste reti è quello di prestare attenzione a una serie di indicatori: se impariamo ad ascoltarli, diventerà naturale renderci conto se stiamo andando incontro al rischio di manipolazione.

E adesso entriamo nel vivo: ecco i tuoi dieci strumenti per fare fare fact-checking.

Una immagine manipolata
Pic by Conor Samuel via @unsplash

1. Il primo strumento per fare fact-checking: vai alla fonte!

Lo so, è quasi sempre impossibile. Soprattutto se l’argomento è delicato o la notizia arriva dall’estero. Qualche volta, però, basta davvero poco. Pensiamo alle notizie di quartiere e a quando veniamo a sapere fatti che sembrano davvero importanti per la nostra zona, collegati a qualcuno che conosciamo anche solo di vista. Magari siamo dentro a un gruppo Facebook di quartiere, o abbiamo una chat con gli abitanti della nostra stessa via. Ci costerà molta poca fatica e poco tempo chiedere alla persona in questione o ai suoi amici più stretti.

2. Interroga persone più esperte di te.

In tutti gli altri casi in cui chiedere direttamente alla fonte non è possibile, invece, abbiamo un altro strumento: parlare con persone esperte su quel tema specifico. Perché lo avranno studiato a lungo e si saranno costruite le basi per spiegarci il contesto, o avranno strumenti avanzati per verificare se ci troviamo di fronte a un tentativo di manipolazione.

3. Visita i siti dedicati al fact-checking.

Diciamoci la verità: nella maggior parte dei casi non conosciamo esperti della materia in questione e fare fact-checking diventerebbe un impegno troppo lungo (e se non siamo noi a dover dare la notizia, non possiamo investire così tutto il nostro tempo libero!). Possiamo però affidarci a siti che fanno proprio questo: verificano le notizie. Alcuni sono specializzati per temi o per aree geografiche, altri sono generalisti. E tutti sono strumenti preziosi. Qualche esempio? Eccone alcuni, ma la lista sarebbe ben più lunga:

  • Google Fact Check Explorer: è la sezione del motore di ricerca Google, dedicata alla raccolta di articoli di fact-checking sull’argomento scelto.
  • Snopes. È una pietra miliare del fact-checking, uno dei primi siti specializzati. Esamina fatti, notizie e video per stabilire se siano state falsificate oppure no. E spiega anche i processi e gli strumenti utilizzati per stabilirlo.
  • Reuters Fact Check, la sezione dedicata alla verifica delle notizie. Fa capo all’agenzia di stampa Reuters.
  • Africa Check. Un sito prezioso per le notizie che riguardano l’Africa.
  • Open Secrets. Votato alla politica statunitense, monitora il flusso di denaro verso i politici e le campagne elettorali.
teresa potenza
Pic by Danai Attanasoula – © Teresa Potenza

4. Fai attenzione alle discussioni polarizzate

Hai presente quei confronti aggressivi, che spingono a prendere posizioni nette? Dove manca, insomma, un vero e proprio dialogo? Sono queste le discussioni polarizzate, che tra l’altro invitano in modo palese a condividere per generare ulteriori click e condivisioni, ma sempre schierandosi e spesso in modo palesemente fazioso e facendo leva su pregiudizi e stereotipi.

Questo tipo di discussioni sono orchestrate per vari motivi. Il più comune è anche quello più scontato: catalizzare l’attenzione del pubblico e intrattenere sulla propria piattaforma. Oppure alimentare uno scontro: culturale, politico, sociale e via dicendo.

5. Gli opposti non sempre si attraggono.

Un particolare tipo di discussioni polarizzate sono le dicotomie senza senso: qui, tra i due estremi non c’è alcun tipo di collegamento. Si fa leva su fatti o emozioni condivisi per avvalorare qualcosa di completamene diverso. Un esempio? “Se non voti per me, significa che non hai a cuore gli animali!”: non c’è alcun nesso tra le due affermazioni. Potrei avere mille ragioni per non votare te alle prossime elezioni, e al tempo stesso provare un amore immenso verso gli animali.

6. Controlla url e dominio del sito in cui hai letto o ascoltato la notizia

Questo è un po’ lo stesso consiglio da tenere a mente quando si ricevono email sospette. Ecco un elenco di siti che devono farci stare all’erta:

  1. Sembrano identici a siti popolari, ma a ben guardare hanno lettere diverse. Per esempio: www.lareepubblica.it.
  2. Presentano domini con estensioni insolite: come www.larepubblica.ehi
  3. Il nome del dominio è eccezionalmente lungo e pieno di parole strane.
Oasi di Ein Gedi, Israele – Pic by Robert Bye via @unsplash

7. Fare fact-checking temporale: controlla le date!

Quando cerchi una stessa notizia su più siti e testate, controlla il giorno di pubblicazione. A volte si grida alla notizia, con titoli magari aggressivi, salvo poi scoprire che non c’era nulla nuovo e il fatto era vecchio di anni. Questo succede quando il fatto in questione aveva suscitato scalpore: il motivo? Riaccendere una discussione sicuramente acchiappa-click, per ingaggiare il pubblico, o (continuare a) gettare ombra su un personaggio pubblico, un’azienda e via dicendo.

8. Gli errori linguistici.

In questo caso non ci riferiamo ai classici refusi, che capitano a tutti. Un testo dove errori grammaticali e sintattici si ripetono è spesso indice di una elaborazione artificiale, non riletta da intelligenza umana.

9. Guardati da voli pindarici e concetti troppo astratti.

Il continuo utilizzo di concetti troppo astratti o l’uso esagerato di figure retoriche potrebbe non avere nulla a che fare con l’impronta stilistica di uno scrittore o di un giornalista. Anzi, nell’ambito dell’informazione, spesso dipende da fondamenta poco solide o inesistenti. Soprattutto quando il testo è privo di fatti e di riferimenti a fonti, o viene sbandierata una citazione senza dire da chi proviene, ci troviamo con tutta probabilità davanti a un’argomentazione che punta a pilotare il pensiero, non a fornire informazioni reali.

10. Diffida del copia e incolla

Immagina questo: su una testata giornalistica leggiamo una notizia ci colpisce molto, ma ci lascia con tante domande in sospeso e allora decidiamo di cercare lo stesso fatto su altri siti. Scopriamo che quella notizia è stata ripresa da varie testate, magari anche famose, ma ci accorgiamo che il testo è identico ovunque. Non c’è la firma dell’autore e non è specificato che si tratti di un comunicato stampa: è evidente che siamo di fronte a un copia-incolla da un’unica fonte

Noi, però, non siamo in grado di dire quale sia questa fonte, perché nessuno l’ha citata. Il sospetto di trovarci di fronte a una notizia falsa potrebbe essere fondato

E adesso sono davvero curiosa di sapere che cosa ne pensi: conoscevi questi strumenti per fare fact-checking? E se no, li proverai? C’è qualcosa che non ti è chiara? Confrontiamoci nel commenti!

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