Giornalista freelance sui social: come promuoversi?

Quante volte ci informiamo sui social? Forse anche tu che stai leggendo, ma di sicuro sempre più persone prendono la loro dose quotidiana di notizie anche (e a volte esclusivamente) dai social: ecco perché per la nostra professione, le piattaforme social sono fondamentali. Ed ecco anche perché è importante capire che cosa significhi essere giornalista freelance sui social e come farlo in modo etico, per trovare il nostro equilibrio tra la necessità di divulgare, combattere la disinformazione e raggiungere il maggior numero di persone possibile.

Evitare i social sarebbe come restare in una bolla autoreferenziale e alimentare quell’idea di “casta” che ha allontanato fin troppo la figura del giornalista dalle persone. Questo non vuol dire che sia un lavoro semplice, tutt’altro. A cominciare da ostacoli più squisitamente psicologici: se, per esempio, hai sempre lavorato per la carta stampata o online – proprio come me – ti sarà forse molto difficile iniziare a esporti sui social. Qui, infatti, se vogliamo essere più incisivi e costruire una rete di relazioni (vera) con chi ci ascolta, dovremo utilizzare anche mezzi come gli audio e i video.

E dovremo capire logiche a cui eravamo abituati soltanto da fruitori, dal momento che ci si informa sui social ha esigenze diverse da chi lo fa andando in modo intenzionale sul sito di una testata. In questo articolo vediamo insieme le migliori tecniche dedicate a chi vuole essere giornalista freelance sui social: e leggi fino in fondo, perché ti darò anche qualche consiglio direttamente dalla mia esperienza personale.

Teresa Potenza

Ciao! Sono Teresa, sono una giornalista e supporto i freelance nei loro progetti editoriali. Faccio parte di JournalismAI, network di giornalisti che usano l’IA in modo etico, sostenuto dalla London School of Economics e del Constructive Network.

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Giornalista freelance sui social: quale piattaforma scegliere?

Questa è la prima domanda che dobbiamo porci, ed è meno semplice di quanto forse immaginiamo. La premessa è che nel mondo più del 60% delle persone frequentano i social: questo significa circa 5 miliardi di persone. Se andiamo nello specifico del caso italiano, assistiamo da una parte all’aumento della presenza sui social delle testate, dall’altra a una crescita ancora maggiore delle persone che frequentano siti di informazione o pseudo tali. E, come monitora l’Osservatorio Editoriale, anche le interazioni con gli utenti sono in costante crescita.

Ma torniamo alla domanda iniziale: quale piattaforma devo scegliere se sono giornalista freelance e voglio rafforzare la mia presenza sui social?

Da Facebook a Threads, una panoramica delle principali piattaforme.

Analizziamo ora, una per una, quelle principali – e più sotto andiamo a esplorarne anche i lati negativi e l’importanza di un approccio etico.

  1. Facebook. È una piattaforma versatile, consente di creare gruppi e pagine utili per costruire una community attorno ai tuoi contenuti. Ed è anche efficace per il targeting demografico e le campagne pubblicitarie mirate. Ma non è più centrale come anni fa e ormai ha perso importanza per due motivi essenziali: da una parte, i giovani le preferiscono altri social, dall’altra si stanno sperimentando i canali su sistemi di messaggistica, in particolare Telegram e Whatsapp.
  2. Instagram. L’utilità di questo social è confermata dal proliferare di account di testate ma anche di nuovi format giornalistici. È una piattaforma ottima non soltanto per raccontare storie attraverso immagini e brevi video, ma anche per instaurare relazioni con le persone, perché vengono fortemente promossi l’engagement e le interazioni.
  3. Linkedin. Oggi viene forse sottovalutata, eppure è un ottimo luogo per i giornalisti freelance quando l’obiettivo principale è quello di rafforzare il proprio network, trovare nuovi sbocchi e aumentare la propria autorevolezza.
  4. Youtube. Non è un social bensì un motore di ricerca, ma lo mettiamo qui perché è un po’ troppo sottovalutato dai giornalisti italiani. Eppure, è uno dei modi migliori per raggiungere un pubblico ampio e diversificato e per costruire una community: certo, scegliamolo solo se siamo certi di riuscire a produrre video coinvolgenti con regolarità.
  5. Threads. Un po’ presto per tirare le somme, ma a giudicare da come sta andando fuori dall’Italia non sta dando (ancora) soddisfazioni ai giornalisti. Forse perché non riesce a trovare il modo di distinguere i contenuti da quelli di X?
  6. X. E finiamo con l’ex Twitter. Sotto il mirino di tutti per la grande quantità di disinformazione che ha visto circolare, ha perso credibilità. Ma va detto che, ormai, questo problema è ampiamente di tutti i social.

Giornalista freelance e personal brand.

Anche questo è un tema che troppe volte i giornalisti italiani snobbano. Proprio così: snobbano. Troppo spesso si fa l’equazione “personal brand” uguale “vendere qualcosa” e si pensa che possa minare la nostra credibilità. Personalmente, credo che sia l’opposto: come possiamo pretendere che le persone conoscano i nostri valori e la nostra missione, se non li comunichiamo in modo adeguato? Se non rendiamo semplice il riconoscersi?

Ecco perché credo che un personal brand aumenti innanzitutto la nostra credibilità e autorevolezza di giornalisti, e di conseguenza anche la nostra visibilità. Ci aiuta a costruire relazioni virtuosi e a rafforzare la fiducia nei nostri confronti, se sappiamo rimanere autentici e allineati ai nostri valori. E, cosa non da poco, può aiutarci nell’ampliare il nostro network professionale e ad aprirci porte nuove.

Attraverso i social e il racconto di ciò che siamo noi (quindi del nostro personal brand), ecco che anche noi giornalisti possiamo mostrare la nostra unicità, le nostre competenze e il nostro stile, che in quanto unico ci permetterà di differenziarci in un settore che, troppe volte, è slegato dalle vere logiche dell’informazione.

Immagine visionaria di un giornalista freelance sui social, generata con una IA
Immagine generata con una IA

L’importanza di un profilo curato.

La foto che metterai sul tuo profilo, qualsiasi sia il social che hai scelto, sarà la prima cosa che le persone vedranno di te: selezionala con attenzione. Il mio consiglio? Scegli una foto professionale, ma che rifletta anche la tua personalità – e magari anche i tuoi valori e la tua missione.

E la bio? Sappiamo bene che deve essere concisa e questa è una sfida (quasi) per tutti. Cerchiamo di comunicare subito quali sono le nostre competenze ma soprattutto perché siamo giornalisti freelance sui social che cosa possiamo per chi decide di fidarsi proprio di noi. Aggiungi anche un link che rimandi alle cose che fai o hai posti in cui sei attiva o attivo.

Interazioni sì, ma prima la qualità.

Hai mai pensato che chiunque pubblichi un contenuto online, social o no, fa informazione? Blogger, content creator, copy e via dicendo: nel momento in cui premiamo invio, immettiamo informazioni. In questa bulimia di notizie è facile cedere alla tentazione di riservare ai social solo contenuti veloci e leggeri: per invogliare a commentare, interagire, condividere.

Invece è qui che ogni giornalista può fare la differenza: velocità non deve essere per forza sinonimo di bassa qualità dei contenuti. Ricordiamo, per esempio, che se vogliamo portare su un social un approfondimento possiamo dividerlo in più parti, oppure optare per video più lunghi. In ogni caso, creiamo contenuti originali senza paura di far trasparire il nostro punto di vista (con equilibrio, anche qui, e a seconda del tema che stiamo trattando). Questa è una chiave fondamentale per ogni giornalista freelance sui social.

E se ho un sito?

Nella tua vita da freelance ti sarà sicuramente utile avere un sito tutto tuo: la tua casa online. Certo, anche questo è un lavoro in più, quindi come fare per ottimizzare tutto? Ecco tre miei personalissimi consigli, che ti offro sulla base della mia esperienza: se trovi qualche spunto utile fammelo sapere nei commenti!

  • Scegli il tema che vuoi affrontare in un articolo sul tuo sito. Poi declinalo in diversi contenuti per i social che utilizzi.
  • Mantieni sempre il tuo stile e il tuo tono di voce: sui social deve trasparire la tua autenticità. Ne abbiamo tutti abbastanza di immagini costruite a tavolino.
  • Fai tesoro dei confronti con le persone che ti leggono o ascoltano: non sono soltanto linfa vitale per la tua creatività, ma sono anche una opportunità per capire i bisogni di chi sta intorno, anche virtualmente.
Pic by Josh Rose via @unsplash

Utilizzo degli hashtag e SEO sui social.

Vero è che gli hashtag hanno meno valore rispetto a qualche tempo fa, ma se usiamo quelli davvero rilevanti e pertinenti all’argomento che stiamo affrontando, ci daranno una buona mano a entrare in conversazioni e confronti che potrebbero farci raggiungere il nostro pubblico di riferimento. Usiamoli, però, con parsimonia: evitiamo insomma 10 righe di hashtag e preferiamone tre, cinque al massimo.

Quanto alla SEO, sta cominciando a giocare un ruolo importante anche sui social media. Il consiglio degli esperti è quello di utilizzare le giuste parole chiave sia nelle nostre bio che nei post, perché questo aiuta i famosi algoritmi a capire di che cosa ci stiamo occupando, migliorando così la nostra visibilità nelle ricerche. Ecco perché è altrettanto fondamentale curare l’ottimizzazione del profilo: dobbiamo comunicare in modo conciso, come dicevamo sopra, ma al tempo stesso completo, chiaro e coerenti con il proprio personal brand.

Rivedi, analizza e adatta la tua strategia.

Essere giornalisti freelance e, quindi, giornalisti freelance sui social significa anche un’altra cosa, forse addirittura la più importante di tutte: un approccio flessibile. Tutto ciò che facciamo, i temi che trattiamo e le persone con cui interagiamo ci aiutano a capire se siamo sulla strada giusta oppure no.

Se, a un certo punto del nostro cammino professionale, ci rendiamo conto che dobbiamo aggiustare il tiro e magari cambiare rotta sui social, non sarà un “fallimento”: sarà soltanto la cosa giusta da fare. Essere su queste piattaforme porta via moltissime energie, che non è sempre facile riuscire a gestire.

A me personalmente, per esempio, costa molta fatica riuscire a essere costante, ma il confronto con le persone ripaga tutto il lavoro. Ma c’è una cosa che più di tutte mi fa da bussola: la consapevolezza di essere sulla strada giusta (per me) per portare avanti la mia missione. Se la motivazione va e viene, quello che resta è il nostro perché: non scindiamolo mai dal lavoro che facciamo ogni giorno. Il giornalismo è un servizio pubblico e noi, tu, io possiamo avere un impatto molto maggiore di quanto immaginiamo, ammesso che troviamo il nostro equilibrio. E allora vediamo anche che cosa potrebbe mettere a rischio questo equilibrio, per esserne consapevoli.

Giornalista freelance sui social: ci sono anche rischi?

La strada è soltanto questa: fare il nostro lavoro con etica, rispetto e consapevolezza di noi stessi e degli altri. I social ci permettono di raggiungere moltissime persone e di crescere anche professionalmente. Eppure, ci sono due lati della stessa medaglia: da una parte tutte queste opportunità, dall’altra un circolo che da virtuoso diventa vizioso. Come? Vediamolo insieme.

  1. Confondere i social con un palcoscenico in cui dare sfogo a qualche repressa velleità di protagonismo. Niente di più sbagliato: se vogliamo che i social amplifichino il nostro lavoro, dobbiamo usarli in modo etico. Questo non vuol dire tagliare fuori la nostra vita personale, anzi. Ma trovare appunto quel giusto mezzo, il nostro modo di raccontare i fatti non perché aspiriamo a chissà quale “successo”, ma perché intendiamo rendere un servizio di utilità pubblica e dare voce a chi non ne ha.
  2. Evitiamo di farci tentare da contenuti acchiappaclick e di occuparci di una notizia solo per cavalcare un trend. Lo fanno già in troppi, dalle testate più blasonate ai giornalisti che vivono proprio grazie a un grosso seguito sui social. Bene, facciamo allora noi la differenza: occupiamoci di ciò che conta davvero e che non trova spazio altrove: il nostro pubblico lo apprezzerà.
  3. Ed è sempre una questione di etica: i titoli sensazionalistici si riconoscono subito. Aiutiamo le persone a riconoscerli, senza cadere nella loro trappola.

Sei giornalista freelance e usi i social? Dimmi la tua nei commenti e confrontiamoci.

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