Viviamo in un\’epoca in cui il linguaggio corre veloce. Spesso si accorcia, si semplifica, si traduce automaticamente. Si adatta alle esigenze di macchine e algoritmi – e non il contrario. E così, mentre le parole diventano comandi o prompt per strumenti generativi, ci dimentichiamo troppo spesso che il potere delle parole è immenso e rischiamo di perderlo. O, forse peggio, rischiamo di delegarlo nelle mani di pochi.

Eppure, le parole sono prima di tutto esperienza, emozione e relazioni: tre cose che non possono appartenere alle macchine. E allora perché tendiamo ad appiattirci e a omologarci anche nel linguaggio? Ne ho parlato a fondo con Sofia Abad, sociolinguista, traduttrice multilingue, podcaster e, soprattutto, grande osservatrice delle parole che usiamo — e di quelle che perdiamo.

In questo articolo troverai i punti più importanti della nostra chiacchierata. Se poi vuoi ascoltare l\’intervista integrale, la trovi nel mio podcast Potenza Artificiale – e anche su YouTube: in fondo all\’articolo trovi tutti i link .


Ciao! Sono Teresa, sono una giornalista professionista e supporto i freelance nei loro progetti editoriali e nell\’uso etico dell\’intelligenza artificiale generativa, attraverso consulenze, mentoring e corsi. Ho vissuto a Damasco prima e durante l\’inizio della guerra civile – che ho raccontato nel podcast Ponti Invisibili. Nell\’ottobre 2024 il mio podcast Merce di Scambio, una indagine giornalistica sulla compravendita di organi, ha vinto il premio Pod24 del Sole 24Ore come miglior podcast indipendente di reportage e inchiesta.

Sono socia fondatrice dell\’Associazione Constructive Network e faccio parte di JournalismAI, rete di giornalisti che usano l\’IA in modo etico, della London School of Economics.

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Le parole e l\’intelligenza artificiale

Che fine fa la ricchezza linguistica in un mondo dove il linguaggio viene standardizzato, tradotto automaticamente e processato da algoritmi? In un mondo dove acronimi e neologismi nascono in un attimo e altrettanto velocemente spariscono? Questa domanda ha fatto da fil rouge alla mia conversazione con Sofia Abad, sociolinguista, interprete e speaker multilingue. Una conversazione che però si è spinta molto oltre il legame tra linguaggio e intelligenza artificiale per abbracciare temi come l\’educazione e il sexting, l\’appiattimento linguistico e le strategie per contrastarlo.

Sofia Abad, che lavora proprio sull’uso del linguaggio nei contesti digitali e giuridici, ha raccontato come la precisione semantica venga spesso sacrificata in nome della velocità. E ha aggiunto un pensiero che dovrebbe farci riflettere ogni volta che apriamo ChatGPT:

Quando l’IA ‘parla’ o ‘traduce’, non fa altro che riproporre una visione del mondo. Chi ha deciso quale?

Una domanda che pesa, soprattutto per chi — come noi — lavora con le parole e nella comunicazione. La neutralità linguistica non esiste e ogni scelta semantica, ogni sinonimo escluso o incluso è il frutto di una cultura, di una storia o di un’intenzione.

Il potere delle parole nell\'era dell\'IA - con Sofia Abad

Sofia Abad è sociolinguista, traduttrice, interprete giurata (attiva in Francia e nel Principato di Monaco) e speaker multilingue. Nata a Napoli da genitori marocchini, ha costruito un percorso dinamico tra lingue e culture, lavorando in vari Paesi e promuovendo la multiculturalità e la diversità come ricchezze. È anche host di Parole e Potere, il podcast del Talk with me.

Educare al linguaggio è educare alla cittadinanza

C\’è poi la questione formazione, che personalmente mi sta molto a cuore e credo sia un punto cardine: l’importanza dell’educazione linguistica fin da giovani. In un mondo dove anche le relazioni affettive passano per WhatsApp, sexting o audio più o meno brevi, diventa fondamentale insegnare ai ragazzi a riconoscere le emozioni, a distinguere i registri, a riconoscere la manipolazione. “Non possiamo pretendere che le nuove generazioni usino bene le parole, se noi adulti per primi non le rispettiamo” ha sottolineato Abad. “Il linguaggio è una responsabilità condivisa.”

Oggi le relazioni intime passano sempre più spesso attraverso:

E allora, come si fa? Si parte da qui: dalla consapevolezza. Dal tornare a chiedersi che cosa sto dicendo, a chi, come e perché, Anche nell’uso dell’intelligenza artificiale, anche quando scriviamo un prompt, anche quando chiediamo a un algoritmo di scrivere per noi.

Che cos\’è il sexting?

Fare sexting significa inviare, ricevere o condividere immagini, messaggio video a contenuto sessuale. Si può trattare di semplici messaggi allusivi o di foto e video più espliciti. Se fatto tra adulti consenzienti può essere visto anche come espressione della propria libertà sessuale.

Ma il rischio è sempre dietro l\’angolo e, come ci racconta bene Sofia Abad nell\’intervista completa, la pratica del sexting sta portando troppe persone a ritrovarsi in situazioni pericolose.

Se vuoi ascoltare l\’intervista integrale a Sofia Abad per andare a fondo su tutti i temi di cui ti ho parlato in questo articolo, puoi andare a questa puntata di Potenza Artificiale:

https://www.youtube.com/watch?v=RWxUfDPL3aE\u0026list=PLPUX1H3dWxrp0wbXAiX24CUP5sV3Q8zlI

L\’importanza della formazione per gli adulti

Proprio così. Quando pensiamo ai giovani raramente ci mettiamo in discussione, noi adulti. E invece penso che sia quanto mai essenziale che la formazione debba per tutti seguire due direzioni. La prima è quella della formazione classica: aggiornamenti professionali quindi, soprattutto nel campo che stiamo affrontando qui, cioè quello dell\’intelligenza artificiale.

E poi una formazione credo ancora più importante: quella che ci permette di comprendere i più giovani, che siano i nostri figli, i nostri studenti o i nostri colleghi. Se non accettiamo entrambe queste strade, come potremo stupirci se non riusciremo a comprendere le nuove generazioni, se le considereremo quasi aliene? Inutile stupirsi anche di situazioni estreme, come quella descritta in modo così crudo e chiaro nella serie tv Adolescence.

Il potere delle parole nell\’uso dell\’intelligenza artificiale

Chi lavora con l’intelligenza artificiale generativa — come me, forse anche come te e tante altre professioniste e professionisti — sa bene che la parola non è mai soltanto un contenuto. È istruzione, forma mentis, visione. Il rischio più grande, se non stiamo attenti, è l’appiattimento linguistico: tutti usano le stesse parole, le stesse formule, gli stessi stili ottimizzati.

“Ma il linguaggio è qualcosa di vivo” ha fatto notare Sofia Abad. “Non possiamo lasciarlo congelare negli output predefiniti dell’intelligenza artificiale.”

E allora la sfida diventa questa: rimanere umani anche nel linguaggio.

Il paradosso della comunicazione perfetta

Sofia Abad ha poi toccato un punto cruciale: più il linguaggio è perfetto, più è distante dall\’umanità. L\’IA tende infatti a eliminare ogni imperfezione, che però è ciò che rende autentica la comunicazione – e no, non ci riferiamo a errori grammaticali!

I chatbot tendono anche a standardizzare toni e registri linguistici, così come a ridurre la varietà espressiva nei contenuti e ad appiattire le differenze culturali, sotto ogni punto di vista. E allora è naturale chiedersi…

Le parole hanno ancora senso?

Certo! Anzi, forse ancora di più. Ma dobbiamo tornare a prenderci cura del linguaggio, a ricordarci che non esistono parole neutre, che ogni termine può costruire o distruggere, escludere o includere, proteggere o ferire. E che non possiamo farci suggerire tutto da una macchina, se vogliamo mantenere la nostra unicità. Quell\’unicità di cui tanto si parla e che va di moda anche sui social media, ma che facciamo fatica a esprimere davvero.

In un’epoca di assistenti vocali, traduzioni automatiche e contenuti generati da IA, è un atto rivoluzionario scegliere le parole da usare.

Un esercizio per te

E allora ti propongo un esercizio. La prossima volta che scrivi un prompt, una newsletter, un messaggio, fermati un secondo. Chiediti: Che parole sto scegliendo? E perché proprio queste?

Tieni sempre a mentre che ogni volta che scrivi un prompt, un post o una pagina di un libro, stai decidendo quale realtà vuoi costruire.

Come coltivare la tua ricchezza linguistica? Ecco una guida pratica

È importante continuare a coltivare e a preservare la nostra ricchezza linguistica. Di consigli per farlo potremmo scriverne molti, ma qui trovi quelli che personalmente trovo molto utili e che, naturalmente, sono connessi all\’uso degli strumenti di intelligenza artificiale generativa.

Se sei professionista della comunicazione

Quando generi contenuti con il supporto dell\’intelligenza artificiale generativa ti suggerisco di:

  1. Rivedere sempre i contenuti generati dall\’IA
  2. Aggiungere elementi personali o culturalmente rilevanti
  3. Variare toni, registri e strutture linguistiche
  4. Interrogare l\’IA sulle sue scelte lessicali, per capirne la scelta
  5. Mantenere un glossario personale di termini che ti rappresentano

Se sei insegnante o formatore

Pluralità: una parola chiave

Alla fine della nostra chiacchierata, ho chiesto a Sofia Abad quale parola salverebbe se ci trovassimo in un futuro distopico, dove le parole che utilizziamo si sono note notevolmente ridotte. La sua risposta mi ha colpita ed è stata illuminante: pluralità.

Trovo che sia un invito potentissimo a non lasciarci appiattire. A ricordarci che le nostre voci sono tante, che la diversità in tutte le sue forme (e non solo linguistica!) è la prima forma di resistenza all\’omologazione tecnologica, oltre che di rispetto per il nostro essere umani.

Le domande più frequenti su linguaggio e intelligenza artificiale

L\’IA può sostituire completamente la creatività linguistica umana?

No. O almeno non oggi! L\’intelligenza artificiale può generare testi, ma la creatività autentica, l\’ironia, le sfumature culturali e l\’innovazione linguistica rimangono prerogative umane.

Come posso mantenere il mio stile personale usando l\’IA?

Usa sempre l\’IA come uno strumento, non un sostituto. Verifica i contenuti che ti generati e poi rivedili e aggiungi il tuo tocco personale.

L\’intelligenza artificiale cambierà le lingue del futuro?

Sì, ma le modalità e l\’impatto dipenderanno dalle nostre scelte. Possiamo orientare lo sviluppo verso la preservazione della diversità o verso l\’omologazione e, quindi, la scomparsa delle lingue meno parlate.


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