Libertà. È forse la prima cosa a cui si pensa quando si leggono notizie della caduta di un governo dittatoriale. Ed è quello a cui si pensa quando si legge o si ascolta ciò che è successo in Siria all\’inizio di dicembre 2024. Dopo quasi 14 anni di guerra civile, in soli 14 giorni il presidente Bashar Al Assad ha lasciato la capitale in mano ai cosiddetti ribelli. Ma che cosa c\’è oltre a quella meravigliosa sensazione di libertà? Quali paure si provano? E che cosa succede, adesso? Qual è l\’impatto della caduta di Assad sulle comunità locali?

A tutte queste domande cerchiamo di dare risposta in questo articolo. Un articolo di analisi e di racconto di testimonianze, che arrivano dalle tante persone con cui parlo ogni giorno e che si trovano in diverse aree del Paese. Perché c\’è molto di più oltre quei termini “ribelli” – che non rappresentano i cittadini – e c\’è molto di più oltre i colloqui di pace che si auspica comincino al più presto.


Ciao! Sono Teresa, sono una giornalista professionista e supporto i freelance nei loro progetti editoriali e nell\’uso etico dell\’intelligenza artificiale generativa, attraverso consulenze, mentoring e corsi. Ho vissuto a Damasco prima e durante l\’inizio della guerra civile – che ho raccontato nel podcast Ponti Invisibili. Nel 2024 il mio podcast Merce di Scambio, una indagine giornalistica sulla compravendita di organi, ha vinto il premio Pod24 come miglior podcast indipendente di reportage e inchiesta del Sole 24Ore.

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La caduta di Assad: che cosa è successo in Siria

Tra la fine di novembre e l\’8 dicembre 2024 la Siria ha vissuto un cambiamento epocale: è finito il predominio della famiglia Assad, iniziato nel 1971 con Hafiz Al Assad e continuato nel 200o con il figlio Bashar. Questa svolta epocale per il Paese è stata innescata da una serie di eventi, possibili grazie a circostanze esterne.

Russia e Iran, gli alleati storici

Se Assad ha potuto restare al potere nel corso di quasi 14 anni di guerra civile è grazie ai suoi due storici alleati, Russia e Iran. Per Mosca, la Siria era un avamposto strategico: un esempio su tutti, la base navale russa a Tartus ha garantito all\’esercito russo l\’accesso al Mediterraneo. In più, la stabilità del regime siriano aumentava le possibilità di controllare l\’instabilità delle regioni meridionali russe.

Per l\’Iran, invece, la Siria di Assad era fondamentale per mantenere un asse opposto agli Stati Uniti, Israele ma anche agli altri Paesi meridionali di fede sunnita, primo fra tutti l\’Arabia Saudita. Il presidente Assad, di famiglia sciita così come l\’Iran. Di questo asse fa parte anche il libanese Hezbollah (sciita), che con Assad al potere poteva contare su un corridoio per il trasporto di armi dall\’Iran.

Negli ultimi anni, però, il sostegno di Mosca e Teheran è progressivamente indebolito: da una parte la Russia è stata impegnata sul fronte ucraino, dall\’altra l\’Iran nella guerra a Gaza.

L\’avanzata dei ribelli in Siria

È in questo contesto che il gruppo ribelle islamista Hayat Tahrir al-Sham (HTS) è riuscito a insinuarsi e a cogliere il momento perfetto per avanzare. Il leader di HTS, Abu Mohammed al-Jolani, è una delle figure più potenti nel conflitto civile e non rappresenta una vera opposizione ad Assad, dal momento che non ha il sostegno della popolazione. Inoltre, il fatto che un gruppo dalle radici così oscure abbia preso il controllo della capitale ha destato numerose preoccupazioni circa il futuro del Paese.

Il crollo di Assad dopo 14 anni di guerra civile

Quattordici anni: quattordici anni in cui una opposizione reale al governo di Assad non c\’è mai stata. Questo è forse il vero problema della Siria, che non ha mai trovato una unità nel risollevarsi dopo decenni di dittatura. Ed è in questo vuoto che si è insinuato proprio il gruppo ribelle HTS.

Ma il presidente è stato roso dal suo interno anche per una serie di scelte politiche e strategiche. Non ha voluto mai tendere la mano ai tentativi della Turchia nel cercare un accordo, non ha mai saputo sfruttare gli spiragli di apertura dell\’Arabia Saudita. E non ha mai attuato politiche di aiuto per i suoi stessi cittadini, che ha lasciato stremati nella fame e in condizioni igieniche sempre più precarie, per la mancanza di acqua.

Ora, uno scenario possibile è proprio l\’opposto: la chiamata a tavoli di pace con figure che non rappresentano la popolazione, un governo imposto dall\’esterno e accordi con Israele.

Il crollo di Damasco e gli accordi con Israele

Poche ore dopo il crollo di Assad, Israele ha dichiarato che l\’accordo di cessate il fuoco firmato nel 1974 con la Siria era “collassato”. E così ha annesso alcuni territori controllati dalla Siria sulle alture del Golan: un necessario cuscinetto, ha detto il primo ministro Benjamin Netanyahu.

L\’impatto della caduta di Assad sulle comunità locali: le reazioni

Centinaia di persone in strada per esultare e assaporare il profumo della libertà. Lacrime di gioia. Prigionieri di guerra che tornano finalmente dalle proprie famiglie. Ma anche tanta gente che non ha il coraggio di uscire di casa, perché non riesce ancora a credere a che cosa stia succedendo o perché ne ha paura. Proprio così: le reazioni sono molte e diverse perché non è chiaro che cosa avverrà dopo.

Tra la fine di novembre e dicembre, tutte le fonti che ho contattato in Siria, dal nord di Aleppo a Damasco fino al sud nella città di Souieda, mi hanno dato risposte molto simili: sollievo per l\’uscita di scena di Assad, preoccupazione per ciò che verrà, soprattutto tra le minoranze: come musulmani sciiti, drusi e cristiani.

Nella città di Souieda e in tutta la sua provincia, in particolare il timore di ripercussioni è altissimo. Souieda è infatti una regione a maggioranza drusa, che nel corso di questi anni di guerra civile non si è esposta né a favore né contro il governo di Assad. Una serie di dure proteste ha avuto luogo nell\’ultimo anno, per le condizioni estreme in cui è stata costretta a vivere la cittadinanza – senza acqua, elettricità, riscaldamento e con la difficoltà di reperire cibo, a causa dei prezzi alle stelle. Oggi la popolazione teme che, con un gruppo come HTS al potere o altre figure politicamente volute da forze esterne al Paese, primi fra tutti gli Stati Uniti, la loro vita possa essere in pericolo.

Se hai domande, curiosità o anche informazioni che vuoi condividere su questo argomento, scrivi pure nei commenti, così potremo confrontarci.

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