Mare o montagna, Italia o estero? Sono le classiche domande che ci facciamo quando dobbiamo scegliere la meta delle nostre vacanze. Ma quali sono i Paesi più pericolosi secondo la Farnesina? Quelli da evitare, a causa dell\’instabilità politica o per una grave situazione sanitaria? Li vediamo tutti in questo articolo, grazie anche a ricerche internazionali. E alla fine trovi anche la situazione italiana.


Articolo aggiornato a marzo 2026.

Ciao! Sono Teresa, sono una giornalista professionista e supporto i freelance nei loro progetti editoriali e nell\’uso etico dell\’intelligenza artificiale generativa, attraverso consulenze, mentoring e corsi. Ho vissuto a Damasco prima e durante l\’inizio della guerra civile – che ho raccontato nel podcast “Ponti Invisibili“. Nell\’ottobre 2024 il mio podcast “Merce di Scambio“, una indagine giornalistica sulla compravendita di organi, ha vinto il premio Pod24 come miglior podcast indipendente di reportage e inchiesta del Sole 24Ore.

Sono socia fondatrice dell\’Associazione Constructive Network e faccio parte di JournalismAI, rete di giornalisti che usano l\’IA in modo etico, sostenuta dalla London School of Economics.

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La classifica dei Paesi pericolosi secondo la Farnesina

Burkina Faso, Israele, Mali, Pakistan e Siria: questi sono i cinque Paesi più pericolosi secondo l\’ultimo Global Terrorism Index elaborato dall\’Institute for Economics and Peace. A questa lista, l\’ultimo rapporto del Global Guardian aggiunge Niger, Yemen, Ucraina, Repubblica Centrafricana e Sudan. E tutti questi sono i principali Paesi da evitare anche secondo la Farnesina, che aggiorna periodicamente le schede di tutti gli Stati – e che ognuno di noi può consultare sul sito Viaggiare Sicuri. Le valutazioni del Ministero degli Esteri non si limitano alla situazione politica interna, ma prendono in considerazione vari fattori: dalla sicurezza igienico-sanitaria al rischio di catastrofi naturali.

Paesi pericolosi: la classifica dei primi dieci

Come anticipavamo sopra, gli Stati più pericolosi in assoluto per il rischio terrorismo sono Burkina Faso, Israele, Mali, Pakistan e Siria. A seguire, nell\’ordine, Afghanistan e Somalia, Nigeria, Myanmar e Niger. Molti di questi sono luoghi che raramente trovano spazio nelle cronache, come se la situazione interna, tra guerre e massacri, fosse ormai considerata la normalità. Vediamo allora alcuni di questi Stati più nello specifico.

Pic by Marek Pivnicki via @unsplash

Paesi pericolosi: qual è la situazione in Medio Oriente?

Questa area del mondo ha subito molti cambiamenti nell\’ultimo anno, in seguito al conflitto in Palestina. È questo il motivo per cui Israele è oggi il Paese mediorientale più pericoloso, seguito di poche posizioni dalla Siria, dove la maggior parte della popolazione continua a vivere al di sotto della soglia della povertà e in gravi condizioni sanitarie.

Con gli attacchi congiunti di Stati Uniti e Israele nei confronti dell\’Iran a fine febbraio 2026, però, la situazione in questo Paese è precipitata – più sotto in questo articolo trovi un focus specifico.

Ma non dimentichiamo l\’Iraq: secondo il Global Terrorism Index, qui il rischio di attentati e violenze occasionali resta alto, tanto che la Farnesina sconsiglia qualsiasi tipo di viaggio. Da sottolineare anche le condizioni ambientali: in base alle ricerche delle agenzie ONU, l\’Iraq è uno dei Paesi più colpiti dagli effetti dei cambiamenti climatici e tra quelli a fortissimo rischio di desertificazione.

Se vuoi approfondire questi temi, ti consiglio di leggere anche “La guerra della disinformazione: i social media nel conflitto tra Israele e Palestina“, dove ho affrontato l\’argomento da un punto di vista giornalistico o la serie di articoli sul fact checking, a cominciare da “Fact-checking online: una guida in 15 siti“. Un bell\’esempio di cooperazione internazionale è raccontato invece in “Crisi climatica e aridificazione: una best practice in Medio Oriente“, con un\’intervista all\’esperta di sostenibilità Mimosa Magnani.

Ci sono però molti Paesi mediorientali dove si può viaggiare serenamente. Uno di questi è la Giordania, sempre viva dal punto di vista turistico. E poi Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Qatar e Bahrein. Quanto alla Turchia, la zona meridionale è stata colpita dal terremoto del 6 febbraio 2023 ed è ancora in corso la ricostruzione in molte aree. A questo bisogna aggiungere l\’instabilità dovuta al rischio terrorismo, ma anche le tensioni interne, soprattutto al confine con la Siria.

Una nota a parte la merita il Libano: qui la situazione si è deteriorata dopo l\’attacco del 7 ottobre 2023 in Israele. La situazione è resa ancor più instabile dalla grave crisi economica che affligge il Paese e che è peggiorata nel 2022. Ecco perché anche la Farnesina sconsiglia qualsiasi tipo di viaggio, a parte quelli strettamente necessari.

La questione iraniana

Nella notte del 13 giugno 2025, Israele ha attaccato Teheran e da quel momento la situazione è soltanto peggiorata. La motivazione che Tel Aviv ha fornito per giustificare il suo attacco è stata la volontà di fermare la costruzione di una bomba atomica. Ma non sono state rilevate evidenze certe che Teheran si stesse realmente dotando di quest\’arma. È invece vero che quell\’attacco era atteso da tempo e non è quindi arrivato inaspettato.

Poi, nel gennaio 2026, un\’altra tragica catena di eventi: il governo iraniano ha usato l\’arma del blocco totale di internet per controllare la popolazione e bloccare le proteste che avevano ricominciato a moltiplicarsi nel Paese. E con l\’oscuramento della rete, Teheran ha cercato anche di contenere le informazioni riguardanti la repressione, che in poche settimane (secondo le agenzie di stampa italiane e internazionali) ha portato all\’uccisione di 30.000 persone.

L\’attacco del 28 febbraio 2026

L\’escalation delle proteste in Iran ha portato, a fine febbraio 2026, a un attacco congiunto di Stati Uniti e Israele, che ha pero assunto subito i contorni di una guerra volta a un definitivo cambio di regime. In uno dei bombardamenti, infatti, è stato ucciso Ali Khameni, Guida Suprema del Paese. Negli attacchi sarebbero morti anche molti funzionari del corpo dei Pasdaran (Guardie della Rivoluzione Islamica).

Il 5 marzo 2026 gli Stati Uniti hanno poi annunciato che l\’operazione è passata alla Fase 2: cioè azzerare le difese aeree e mettere fuori gioco le infrastrutture militari e nucleari. Intanto, tutti questi attacchi hanno causato una repressione da parte dell\’Iran anche nei confronti di Paesi vicini: come gli Emirati Arabi Uniti, dove sono rimasti bloccati anche diversi italiani.

Pic by Saif71.com via @unsplash

Quali sono i Paesi più pericolosi in America?

Il Centroamerica e i Caraibi sono le aree del mondo in cui si è registrato il minor numero di attacchi terroristici. Qui, però, c\’è un\’altra piaga: è quella della violenza legata al crimine organizzato e al traffico di droga.

In questa parte del mondo, l\’attenzione è focalizzata soprattutto sulla situazione sanitaria. Ci sono alcuni Paesi – o meglio, ci sono zone all\’interno di Paesi quali Argentina, Perù e Brasile – dove sono presenti malattie gravi, dalla febbre gialla al, tifo ed è quindi consigliato informarsi e, quando possibile, vaccinarsi.

Da segnalare le situazione in Cile. Oltre alla situazione sanitaria ancora di allarme, a causa di malattie come la febbre dengue e focolai di meningite meningococcica, la Farnesina segnala l\’aumento della microcriminalità nella capitale, Santiago e a Valparaíso. Lo stesso discorso vale per la Bolivia: qui, in particolare, nella scheda del sito Viaggiare Sicuri della Farnesina si legge che sono sconsigliate varie aree lontane dalla capitale. Per esempio, la zona che confina con il Cile (per la presenza di mine antiuomo) e la regione del Chapare, dove si stanno smantellando piantagioni di coca.

E l\’Italia?

L\’Italia ha perso quattro posizioni rispetto al 2023 ed è scesa al 58esimo posto del Global Terrorism Index: subito dopo l\’Australia e subito prima della Repubblica Centraficana. Il rischio terrorismo in Italia, fra l\’altro, è più alto anche di quello in Paesi che probabilmente pensiamo siano più sicuri del nostro – dal Kosowo al Rwanda, passando per la Repubblica del Congo e l\’Eritrea. Secondo la mappa del Global Guardian, però, l\’Italia resta un Paese a rischio moderato: ma che cosa significa? Significa che, non si può sottovalutare l\’attività criminale presente, ma anche che è ancora alta la presenza di quello che viene definito “terrorismo ideologico”.

Di che cosa si tratta? In sostanza, è il terrorismo legato a idee estreme. In Italia, la forma più pericolosa è legata alla sfera politica. Nei Paesi a rischio moderato, al tempo stesso, si riconosce che la risposta dello Stato in caso di attacchi è immediata e c\’è quindi una elevata capacità di affrontare la situazione.

Una curiosità. Anche nel nostro Paese, quello della disinformazione è uno dei maggiori rischi percepiti in assoluto, insieme all\’acuirsi delle guerre internazionali.

E tu, sei d\’accordo con questa percezione del rischio in Italia? Ti aspetto nei commenti!

2 risposte

  1. Sono perfettamente d’accordo con quanto asserito nell’articolo,e in special modo col fatto che in Italia il rischio maggiore deriva dalla disinformazione,artatamente ottenuta da un eccesso di informazione manipolata,censurata,pagata e,in TV,urlata. Quanto al pericolo che si correrebbe in paesi cossidetti canaglia,ho per esperienza personale motivo di ritenere che le canaglie siano altrove,in paesi di pericolosita’ estrema per il mondo intero

    1. Ciao Francesco, grazie davvero per il tuo commento, che tocca un punto fondamentale: oggi il problema non è la mancanza di informazioni, ma le modalità con cui vengono condivise – a volte in modo distorto, spesso urlato, semplificato oppure piegato a interessi specifici. La disinformazione si fa più subdola, sotto tanti aspetti. Molto stimolante anche la tua osservazione sui cosiddetti Paesi canaglia: l’esperienza diretta, spesso, mette in crisi etichette comode e narrazioni semplificate, mostrando dinamiche di potere e di manipolazione molto meno geografiche di quanto si racconti.

      Se ti va, sarebbe molto interessante se raccontassi qualcosa di più della tua esperienza personale, a cui accenni: potrebbe arricchire la discussione e offrire a chi legge uno sguardo più complesso e concreto sul tema.

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