Paura di viaggiare: ne parliamo con la psicologa

Si chiama “odofobia” ed è la paura di viaggiare: un’ansia che può bloccarci a tal punto da impedirci di partire, di scoprire nuovi mondi e di arricchirci attraverso il contatto con gli altri. E può avere molte facce, anche se di solito si conoscono le più diffuse. In questo articolo le esploreremo tutte, grazie a una intervista con la psicoterapeuta e psicologa del viaggio Chiara Di Nuzzo. E alla fine avremo anche consigli preziosi per capire come superare queste paure e partire alla scoperta del mondo.

Paura di viaggiare: che cos’è l’odofobia?

Facciamo subito una premessa: chi non ha mai sperimentato quell’ansia leggera, che arriva prima di partire per una vacanza o un viaggio di lavoro? Abbiamo mille cose a cui pensare e temiamo di perderci pezzi. E ci immaginiamo la scena in cui noi, già arrivati a destinazione e magari a migliaia di chilometri da casa, ci mettiamo a rovistare nella valigia ed esclamiamo: “Ecco, sapevo che avrei dimenticato qualcosa!”. Bene, questa è una paura del tutto normale e può essere anche positiva, perché ci costringe a fare attenzione e ad avere (quasi) tutto sotto controllo.

L’odofobia, però, è qualcosa di molto più profondo: qualcosa che ci blocca, una paura irrazionale per qualcosa che non solo non è ancora avvenuto, ma che forse non avverrà mai e, comunque, non abbiamo alcuna base, alcun dato reale per saperlo. Un’ansia che non ha nulla a che fare neppure con la pericolosità reale di un Paese, legata per esempio a una situazione di guerra (su questo argomento ti invito ad approfondire in questo articolo).

La paura di cui stiamo parlando può essere tanto invalidante da immobilizzarci e impedirci di partire, anche se abbiamo il desiderio di farlo. “Ma è proprio questo a fare la differenza: quando ci rendiamo conto di avvertire questa paura e questo blocco, allora possiamo intervenire e lavorarci” ci spiega la psicologa Chiara Di Nuzzo, che parallelamente al suo lavoro di psicoterapeuta è impegnata anche in un progetto di divulgazione nato insieme al suo sito Travelpsych.

Questo tipo di ansia si può esprimere in vari modi:

  • PAURA DI VOLARE.
  • PAURA DI GUIDARE.
  • PAURA DI AMMALARSI DURANTE IL VIAGGIO.
  • PAURA DEL “DIVERSO”.
  • PAURA DI PERDERSI.
  • PAURA DI MANGIARE CIBO NON SANO.
  • PAURA DI SUBIRE VIOLENZA.
  • PAURA DI PERDERE IL CONTROLLO.
Paura di viaggiare: un aereo al decollo
Pic by John McArthur via @unsplash

Quando la paura di viaggiare è paura del “diverso”.

L’odofobia può essere così forte da determinare le nostre scelte di viaggio. Ma la paura di entrare in contatto con altre culture, in particolare, da che cosa deriva? “Soprattutto dal non sapere, dal non conoscere quella determinata cultura” ci spiega Di Nuzzo: una sorta di “buco informazionale”, in sostanza. “E ammettere di avere questo timore e di sentirsi bloccati nei confronti di un Paese, o della diversità in generale, è il primo e più importante passo per superarlo”.

Su questo punto va fatta però subito una distinzione: “Un conto è la diversità vista come qualcosa che non si conosce e che, in quanto tale, fa paura – è insomma la paura dell’ignoto che è intrinseca nell’essere umano” continua Di Nuzzo. “Un altro conto è la diversità intesa come ‘altro’: è qui che si crea un ostacolo mentale che sfocia poi nel pregiudizio e nello stereotipo.

Pregiudizi e stereotipi: che cosa sono? E perché influenzano le nostre scelte di viaggio?

Pregiudizi e stereotipi sono enormi ostacoli di base, che impediscono di affrontare la realtà perché veicolati e ben radicati nella nostra cultura e nel nostro senso comune. Il problema è quando una persona non riesce ad ammettere di avere questa visione offuscata e crede di non avere alcuno strumento per comprendere l’altro. Perché a questo punto la diversità viene utilizzata per creare differenze e distanze: “In casi del genere, la persona non ha alcuna intenzione di incontrare la diversità, ma di scontrarsi con essa”, puntualizza la psicologa “e i suoi atteggiamenti sfociano nel razzismo”.

Sono quindi ostacoli giganteschi nella vita quotidiana perché causano una distorsione della realtà: la persona pretende di avere un’idea precisa di una situazione o di un’altra persona senza però averne reale conoscenza. “Il punto è che la persona in questione non si rende conto di tutto questo ed è così che si arriva allo scontro: perché pregiudizi e stereotipi non lasciano spazio al dubbio“, aggiunge Di Nuzzo. Sono iper-generalizzazioni che sbarrano la strada al confronto”.

Questo tipo di persona può non avere alcun tipo di problema a viaggiare: semplicemente eviterà certe destinazioni. Ma nel caso in cui scegliesse di visitare un Paese che reputa troppo distante, con ogni probabilità volerà verso grandi città, perché sono quelle più battute dal turismo internazionale. Probabilmente si affiderà a delle guide e magari opterà per alloggi che siano in grado di assicurare uno standard considerato adeguato: come gli hotel a cinque stelle. Cercherà, dal suo punto di vista, di proteggersi.

Ci sono Paesi verso cui i pregiudizi sono più forti?

In realtà questo è molto soggettivo, perché dipende dal vissuto di ognuno di noi. “Io, per esempio, ho sperimentato molti pregiudizi di parenti e amici quando ho deciso di andare in Cina” ricorda Di Nuzzo: “Mi sono sentita chiedere più volte perché mai avessi deciso di andare in vacanza proprio lì e ho così potuto testimoniare tutti quegli stereotipi che pesano sulla cultura cinese”.

Vero è anche che, soprattutto negli ultimi anni, “ho potuto constatare una crescente resistenza o paura nei confronti dei viaggi in Medio Oriente”.

Il primo passo avanti per superare la paura di viaggiare è il più piccolo, forse addirittura scontato, eppure è il più difficile da fare: quello di riconoscere di avere paura. Di dare un nome alla nostra ansia e di cercare gli strumenti per superarla. E anche di riconoscere che abbiamo dei pregiudizi che rischiano di bloccarci, perché nessuno è esente e riconoscere di averli è l’unico modo di andare oltre.

The Taj Mahal – Pic by Mike Swigunski via @unsplash

La realtà virtuale come alleata nella gestione dell’ansia.

Ebbene sì: la realtà virtuale può aiutare a gestire la paura di certe situazioni. Perché ci permette di simulare proprio quei momenti che temiamo di più. “Io credo molto nella realtà virtuale come ausilio nel mio lavoro, ed è per questo che ha caratterizzato la mia formazione, tant’è vero che mi sono laureata in psicologia della comunicazione e delle nuove tecnologie” ci racconta Di Nuzzo. “E ormai, nella psicoterapia, viene usata sempre più spesso per fare esercizi di esposizione, con i quali inganniamo la mente per mostrarle che le paure non sono reali”.

Un esempio concreto è quello della paura di volare: in questi casi la realtà virtuale è una grande alleata, perché catapulta il paziente proprio nella situazione di cui ha paura, ma in un contesto di sicurezza. “Qui possiamo mettere in pratica le strategie che abbiamo acquisito per affrontare l’ansia e la risposta all’ansia”.

Un altro contesto in cui la realtà virtuale può essere molto utile è quello dell’ansia causata dal non conoscere il luogo che si visiterà. “In questo caso selezioniamo la destinazione e ci immergiamo nei posti che il paziente visiterà, entrando familiarizzando con le strade e gli itinerari che andrà a fare” puntualizza Di Nuzzo.

Superare la paura di viaggiare: ecco i consigli della psicologa.

  1. Innanzitutto dobbiamo renderci conto di avere degli ostacoli interiori e delle paure.
  2. Diamoci la possibilità di mettere in dubbio ciò che pensiamo.
  3. Cambiamo prospettiva: viaggiare ci dà la possibilità di essere noi la persona ‘diversa’ e, in questo modo, ci offre l’occasione di ricevere e accogliere gesti di vicinanza. Ma ricordiamo che noi siamo “l’altro” non solo quando viaggiamo, ma anche nella vita di ogni giorno, quando incontriamo e conosciamo persone nuove. Questo è un punto di vista potente, che ci permette di sviluppare empatia.
  4. Alleniamoci ad avere un atteggiamento curioso: non smettiamo mai di informarci e di conoscere – e questo vale per tutto!
  5. Leggiamo tanto: prima di un viaggio è molto utile leggere libri sulla cultura del Paese in cui andremo.
  6. Partecipiamo a incontri in cui possiamo entrare in contatto con chi conosce una certa cultura.
  7. E poi partiamo: viaggiare sarà il modo migliore per superare ogni paura!

E tu, hai mai avuto o hai ancora paura di viaggiare? E se hai domande per la psicologa Chiara Di Nuzzo, scrivi tutto nei commenti!

2 commenti su “Paura di viaggiare: ne parliamo con la psicologa”

  1. Alessia Del Gaudio

    Ciao, spesso mi confronto con le mie amiche e i miei amici. Sono una ragazza studiosa, con una grande passione per la scrittura e per i libri. Sono solare e molto socievole. Ma ho paura di viaggiare. Sono stata due volte all’estero e ho visitato molto l’Italia ma differentemente dai miei amici, non ho questa voglia così ampliata e mi sento in difetto. Ho paura di parlarne, mi sento di non aver vissuto tantissimo e spesso questo mi crea imbarazzo. Spesso penso negativamente anche al futuro, se un giorno diventerò insegnante e dovrò portare i miei studenti in viaggio, come farò? Ho tanta paura e questo spesso non mi fa vivere come vorrei. Cosa potrei fare?

    1. Ciao Alessia, aver condiviso la tua esperienza è già un grandissimo passo fuori dalla tua zona di confort. Risponderà meglio sicuramente Chiara Di Nuzzo, dalla mia parte voglio condividerti anche come la vedo io.
      Penso che sarebbe molto utile capire le cause che stanno dietro a questa paura, perché altrimenti sarà difficile affrontarla. Quando mi sento particolarmente bloccata mi aiuta tantissimo fare journaling, anche quando non so che cosa scrivere: a un certo punto la penna si sblocca “da sola”…
      Ma soprattutto, evita di paragonarti ad altre persone: aumenteresti il tuo senso di inadeguatezza. Il gruppo è importantissimo quando ti è di ispirazione, non quando ti fa sentire in difetto: puoi volgere in positivo quell’energia che senti arrivare da loro? Può accompagnarti e ispirarti? E certamente un supporto professionale potrebbe davvero aiutarti ad andare in profondità, tra l’altro Chiara Di Nuzzo è proprio esperta in queste tematiche.
      Ecco, questi sono solo alcuni miei – ripeto personalissimi – consigli. Pensi che potresti cominciare dal journaling?

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