Perché ci siamo dimenticati della guerra in Siria?

Dodici anni di guerra in Siria e un terremoto, passando per una pandemia. Eppure, ci siamo dimenticati che, non lontano da noi, c’è una guerra che non è ancora finita. E non è (solo) quella in Ucraina. E allora chiedo anche a te: perché ci siamo dimenticati della guerra in Siria? Stai per leggere un articolo un po’ diverso dal solito: e il tuo apporto sarà fondamentale!


Ciao! Sono Teresa, sono una giornalista professionista e supporto i freelance nei loro progetti editoriali e nell’uso etico e utile dell’intelligenza artificiale generativa, attraverso consulenze, mentoring e corsi. Ho vissuto a Damasco prima e durante l’inizio della guerra civile – che ho raccontato nel podcast “Ponti Invisibili“. Nel 2024 ho pubblicato il podcast “Merce di Scambio“, un’indagine sulla compravendita di organi.

Faccio parte del Constructive Network e di JournalismAI, giornalisti che usano l’IA in modo etico, sostenuto dalla London School of Economics.

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Ma c’è ancora la guerra in Siria?

“Qual è la situazione nelle aree colpite dal terremoto di febbraio?”.

“C’è ancora troppo da fare, gli aiuti non sono adeguati e il fatto che i bombardamenti continuino non aiuta di certo…”.

“Perché, c’è ancora la guerra?”.

È una conversazione abbastanza frequente. Diciamoci la verità: prima del terremoto che ha colpito Turchia e Siria lo scorso 6 febbraio, in quanti ci ricordavamo del conflitto siriano? O in quanti sapevamo che la guerra non è ancora finita? Eppure, il Paese è tutt’altro che “in pace” e ciò che succede a Damasco continua a riguardare anche noi. Vediamo insieme alcuni dei motivi più eclatanti:

  • c’è una produzione di gas e petrolio
  • c’è un traffico di droga che entra anche in Europa attraverso l’Italia
  • anche in Siria gioca un ruolo di primo piano la Russia. Tra l’altro, il 15 marzo Putin ha ospitato il presidente Bashar Al-Assad

E allora, perché ci siamo dimenticati della guerra in Siria?

Va da sé che non ci sono risposte giuste e risposte sbagliate a questa domanda, ma solo riflessioni e analisi. Qui ne leggerai alcune: una parte arrivano da confronti reali che ho avuto con altre persone, per lavoro e non. Dimmi però che cosa ne pensi tu: potremo arricchire questa analisi anche grazie ai tuoi commenti e suggerimenti.

All’interno della Città Vecchia di Damasco – Copyright @teresapotenza

La Siria è troppo lontana dall’Italia, perché dovrei preoccuparmene?

C’è il mare di mezzo, è vero (sempre che non si decida di andare via terra…) e non confina con un Paese Europeo. Ma la distanza, chilometri alla mano, non è poi così tanta. Pensa che, via terra, la distanza tra Roma e Damasco è di 3.223, che si abbassano di mille – scendendo a 2.281 chilometri – se si considera la distanza via aerea. Sai invece quanto dista Kiev da Roma? Poco meno di 2.100 chilometri.

La cultura siriana è troppo diversa dalla nostra.

Questo è un falso mito: la Siria è da millenni crocevia tre Europa e Mediterraneo, Persia e Cina. E quanto è stata fondamentale per la cristianità? Tanto per citare qualche esempio illustre, San Paolo si convertì sulla via di Damasco, mentre i crociati ne governarono alcune aree. Siriani erano anche altri santi, filosofi e letterati (come Sant’Efrem il siro).

E, anche quando entrò a far parte dell’Impero Ottomano nel XVI secolo, la Siria conservò il suo ruolo strategico e logistico. Ed è proprio questa sua anima commerciale ad aver abituato i siriani all’accoglienza dello straniero.

L’importanza dell’intera regione cominciò a scemare circa cinque secoli fa: dopo la “scoperta” dell’America e l’avvio di nuove tratte commerciali.

Palmira – pic by Joe Planas via @unsplash

Ci siamo dimenticati della guerra in Siria perché non ci sono interessi economici.

In realtà in Siria c’è una rilevante produzione di petrolio: piccola rispetto a quella di giganti come Arabia Saudita e Iran, ma abbastanza per essere indipendente ed esportarne una parte. Tant’è vero che, in questi anni di guerra, il governo del presidente Bashar Al-Assad ha accusato più volte gli Stati Uniti – che mantengono una presenza nel nord del Paese – di aver “rubato il petrolio ai siriani” nel corso di questi anni di guerra.

Senza dimenticare che nella stessa area (il nord) ci sono anche giacimenti di gas. Anche in questo caso, la produzione non regge il confronto con quella di altri Paesi, ma è comunque presente.

Ma soprattutto torna la sua importanza a livello logistico e la sua natura di crocevia. Avere un ruolo dominante in Siria implica la possibilità di fare da intermediari in nuovi progetti, da mediatori nei conflitti e, da ultimo, acquisire una egemonia nell’intera regione.

Sono tutti musulmani, non possiamo capire la loro cultura e quindi li sentiamo lontani

Questa è una tipica associazione che facciamo spesso noi europei: musulmani = cultura incomprensibile. Forse perché colleghiamo l’Islam a mille divieti nei confronti delle donne, indipendentemente dal Paese in questione? Dal momento che solo questo tema richiederebbe (almeno) un articolo a parte, adesso andiamo avanti con il nostro ragionamento: avremo modo di tornare su questo più avanti.

Musulmani, dicevamo. La maggior parte dei cittadini siriani sono musulmani, certo, ma non tutti. In virtù della sua storia, a cui abbiamo accennato prima, in Siria hanno sempre coesistito vari gruppi etnico-religiosi: dai cristiani ai drusi, dagli armeni agli ebrei. La stessa Città Vecchia di Damasco ospita sia chiese che moschee.

Ti ritrovi in queste affermazioni? Quali pensi che siano i motivi per cui ci siamo dimenticati della guerra in Siria? Parliamone nei commenti!

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