Quando pensi alla parola smog, che immagine si costruisce nella tua mente? Probabilmente una fila di macchine bloccate nel traffico, come capita spesso se vivi in una città come la mia, cioè Milano. Oppure alla classica grande fabbrica o azienda da cui si vedono colonne di fumo. Ma se ti dicessi che dovresti pensare all\’inquinamento anche quando usi ChatGPT? Sì, perché la tecnologia non è immateriale: ma allora, quanto inquina l\’intelligenza artificiale, realmente?

In questo articolo andiamo a fondo nell\’argomento grazie al contributo di Mimosa Magnani, biologa ed esperta di stili vita sostenibili, fondatrice di Sostenibilità Sopportabile insieme a Erika Venturini. Se preferisci ascoltarci, trovi l\’intervista a Mimosa anche nel mio podcast Potenza Artificiale. – e se vuoi anche seguirci in video, la nostra chiacchierata la trovi su YouTube: in fondo all\’articolo trovi tutti i link – e anche una risorsa speciale!


Ciao! Sono Teresa, sono una giornalista professionista e supporto i freelance nei loro progetti editoriali e nell\’uso etico dell\’intelligenza artificiale generativa, attraverso consulenze, mentoring e corsi. Ho vissuto a Damasco prima e durante l\’inizio della guerra civile – che ho raccontato nel podcast Ponti Invisibili. Nell\’ottobre 2024 il mio podcast Merce di Scambio, una indagine giornalistica sulla compravendita di organi, ha vinto il premio Pod24 del Sole 24Ore come miglior podcast indipendente di reportage e inchiesta.

Sono socia fondatrice dell\’Associazione Constructive Network e faccio parte di JournalismAI, rete di giornalisti che usano l\’IA in modo etico, della London School of Economics.

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Quanto inquina l\’intelligenza artificiale?

Il digitale sembra leggero, pulito, comodo. Eppure ha molti costi nascosti: a cominciare da quelli energetici e ambientali. Ecco perché oggi più che mai, mentre l\’uso dell\’IA generativa cresce in modo esponenziale, dobbiamo chiederci: quanto inquina l\’intelligenza artificiale?

Il termine corretto è impatto ambientale

Parlare di inquinamento può essere fuorviante, quando ci riferiamo al digitale e all\’intelligenza artificiale in particolare. “Il termine più preciso è impatto ambientale“, ci spiega Mimosa Magnani, “ovvero l\’insieme delle alterazioni che ogni nostra azione provoca sull\’ambiente”. E questo vale anche per l\’uso dell\’IA.

In concreto, questo significa per esempio:

Perché l\’IA consuma così tanto? La questione dei data center

Dietro ogni contenuto generato dall’intelligenza artificiale c’è un processo che consuma enormi quantità di energia. “Non è solo questione di calcoli complessi”, spiega Magnani: “Per far funzionare i modelli di IA servono server potentissimi, capaci di elaborare dati in tempo reale su scala globale”. E naturalmente questi server — che chiamiamo data center — devono essere mantenuti in funzione 24 ore su 24, 7 giorni su 7.

Ma c’è un dettaglio poco visibile e molto importante: per non surriscaldarsi, questi sistemi vanno costantemente raffreddati. E per farlo servono sistemi di climatizzazione avanzati, che a loro volta richiedono energia e spesso anche enormi quantità d’acqua.

Ma non è tutto. L’infrastruttura fisica che rende tutto questo possibile non nasce certo dal nulla. I data center devono essere costruiti, trasportati, installati. E ogni nuova “fabbrica di dati” richiede materiali da estrarre, processare, distribuire. Dall’acciaio, dalle fibre ottiche all’elettronica di precisione: ogni componente ha un costo ambientale, spesso ignorato. Ma che, sommato su scala globale, inizia a fare davvero la differenza.

Le contraddizioni e le sfide globali

Tutto questo sta portando a una vera e propria corsa ai materiali, il che significa anche uno sfruttamento eccessivo di quei territori da cui si possono estrarre.

Terre rare, corsa all\’acqua e tensioni geopolitiche

I materiali necessari per alimentare l\’economia dell\’IA non sono distribuiti equamente nel mondo. Questo crea nuove forme di disuguaglianza e sfruttamento.

“La corsa ai materiali è in atto da tempo”, ha sottolineato Mimosa Magnani, “Così come lo è la corsa all\’acqua, perché questi beni sempre più scarsi”.

Quanto inquina l\'intelligenza artificiale?

Mimosa Magnani è fondatrice di Sostenibilità Sopportabile insieme a Erika Venturini. Mimosa è responsabile dell\’area di sostenibilità personale, cioè aiuta le persone a ridurre il proprio impatto ambientale con percorsi su misura. Erika è invece responsabile della sostenibilità per il business: accompagna professionisti e professioniste nell’integrare la sostenibilità nelle rispettive strategie aziendali,

Il paradosso tecnologico

“Investiamo miliardi nell\’intelligenza artificiale, ma non abbiamo ancora risolto problemi essenziali come l\’accesso all\’acqua potabile per tutti” continua Magnani.

E allora una domanda è necessaria: possiamo davvero parlare di progresso, se non è anche sostenibile? O se non è accessibile a tutti?

Che cosa possiamo fare noi: scelte per uno stile digitale più sostenibile

Parlare di sostenibilità digitale non significa per forza stravolgere la propria vita o rinunciare alla tecnologia. Si tratta, piuttosto, di fare scelte più consapevoli — ogni giorno. Anche noi, nel nostro piccolo, possiamo contribuire a ridurre l’impatto dell’intelligenza artificiale.

Per cominciare, non chiediamoci soltanto quanto inquina l\’intelligenza artificiale. Chiediamoci anche, per esempio: Mi serve davvero usare l’IA in questo momento?. Usare strumenti generativi solo quando sono davvero utili è già una forma di risparmio energetico. Così come evitare di conservare dati inutili, email mai lette o vecchie versioni di documenti: ogni byte occupato nei server ha un costo ambientale – e per la verità anche mentale, perché occupa spazio nella nostra testa.

Come rendere il tuo lavoro più sostenibile

Anche nel tuo lavoro quotidiano puoi fare la differenza, con le scelte che prendi ogni giorno. Se lavori con l’IA ma anche con le parole, per esempio se sei giornalista o blogger, se fai divulgazione o se sei copywriter, puoi scegliere strumenti più leggeri, meno energivori e magari alimentati da fonti rinnovabili. Alcuni provider cloud sono trasparenti sull’impronta carbonica dei propri servizi: preferirli è un segnale.

Infine, anche come progetti i tuoi contenuti ha un impatto. Una newsletter piena di elementi pesanti, un sito lento da caricare, un video che poteva essere un’infografica: tutto pesa. E ogni scelta più leggera è anche una scelta più sostenibile. Ci sono strumenti che ti aiutano a capire il livello di impatto ambientale del tuo sito (con u solo clic!): come Digital Beacon.

Guida pratica alla tua sostenibilità

Buone pratiche individuali:

Buone pratiche professionali:

Usare l\’IA anche per migliorare il mondo

L\’intelligenza artificiale può essere uno strumento eccezionale. Ma usarla bene significa anche conoscere i suoi costi nascosti. E agire di conseguenza. Non serve demonizzare la tecnologia. Serve imparare a sceglierla con responsabilità.

Le domande più frequenti sull\’impatto ambientale dell\’intelligenza artificiale

Tutto quello che devi sapere sul consumo energetico, le emissioni CO2 e l\’impronta idrica dell\’IA.

L\’IA ci costringe a essere più umani

1. Quanta acqua consuma ChatGPT? Generare 100 parole con ChatGPT richiede tra 0,5 e 1,5 litri d\’acqua per il raffreddamento dei data center. Una conversazione media di 20-30 scambi può consumare fino a 500ml d\’acqua.

2. Quanto CO2 produce l\’intelligenza artificiale? I data center che alimentano l\’IA producono circa 4% delle emissioni globali di CO2, equivalenti a 1,8-2,8 miliardi di tonnellate annue. Una singola richiesta a ChatGPT genera circa 4,32g di CO2.

3. Quanto inquina ChatGPT rispetto a Google? Una ricerca su Google consuma 0,2 Wh, mentre una richiesta a ChatGPT consuma 2,9 Wh – circa 15 volte di più. Tuttavia, ChatGPT può sostituire multiple ricerche, rendendo il confronto più complesso.

4. Esistono IA più sostenibili? Sì: Hugging Face utilizza energie rinnovabili, alcuni modelli “leggeri” consumano meno energia, e provider come Microsoft Azure puntano alla carbon neutrality entro il 2030.

5. Cosa possiamo fare per ridurre l\’impatto ambientale dell\’IA?

6. Perché l\’intelligenza artificiale inquina? L\’IA richiede enormi data center che consumano energia per elaborazione e raffreddamento, utilizzano materiali rari per i chip, e necessitano infrastrutture ad alta intensità energetica.

7. Quali materiali servono per far funzionare l\’intelligenza artificiale? Terre rare (litio, cobalto, neodimio), semiconduttori, acqua per raffreddamento e energia elettrica massiva. Molti materiali provengono da aree geopoliticamente instabili.


Se vuoi ascoltare l\’intervista integrale a Mimosa Magnani per andare a fondo su tutti i temi di cui ti ho parlato in questo articolo, puoi andare a questa puntata di Potenza Artificiale:

E adesso tocca a te!

Mimosa Magnani e Erika Venturini hanno anche preparato una risorsa speciale per noi: LA SCARICHI QUI.

E ora, una piccola, grande sfida: prova a portare almeno uno dei consigli pratici che hai letto qui nella tua vita quotidiana. Comincia da piccoli passi alla volta, poi torna da me e lasciami un commento per farmi sapere quali sono le difficoltà che incontri o, al contrario, se trovi che tutto sommato il cambiamento sia più semplice di quanto pensassi. L\’effetto domino che possiamo scatenare anche con una sola azione concreta può essere davvero importante!


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