Ogni giorno, mentre scorri il tuo feed dei social o apri la tua casella email, ti ritrovi davanti l’ennesima novità: uno strumento rivoluzionario, una nuova funzione che “non puoi perderti”, un tool che ti farà risparmiare ore di stress. Se lavori con i contenuti digitali, sai bene di che cosa parlo: ti senti sempre un passo dal rimanere indietro. C’è chi ne è affascinato, chi li colleziona compulsivamente e chi si sente già in colpa per non essere abbastanza aggiornato. In questo contesto, ho sentito l’urgenza di dare un nome a ciò che stiamo vivendo. E così ho deciso di dare un nome a questa sensazione sottile, di cui forse non si ha consapevolezza ma che è estremamente diffusa: il tool watching.

Un termine che ho coniato per raccontare ciò che tanti professionisti vivono ogni giorno, senza riuscire a spiegarlo. Personalmente, trovo che sia una nuova forma di FOMO (Fear of Missing Out) ed è legata soprattutto all’intelligenza artificiale generativa. E ti assicuro che ne so qualcosa, dal momento che ho a che fare quotidianamente con questi strumenti, sia per il mio lavoro che nella formazione, ma anche quando affianco altri professionisti nei loro progetti editoriali.

Il tool watching è l’osservazione costante, passiva e spesso ansiosa delle novità tecnologiche, senza necessariamente usarle, ma sentendosi in dovere di conoscerle tutte. È uno stato mentale che coinvolge chi lavora nel digitale, nella comunicazione, nel giornalismo, nel marketing, ma anche chi si affaccia per la prima volta al mondo dell’IA.


Ciao! Sono Teresa, sono una giornalista professionista e supporto i freelance nei loro progetti editoriali e nell\’uso etico dell\’intelligenza artificiale generativa, attraverso consulenze, mentoring e corsi. Ho vissuto a Damasco prima e durante l\’inizio della guerra civile – che ho raccontato nel podcast “Ponti Invisibili“. Nell\’ottobre 2024 il mio podcast “Merce di Scambio“, una indagine giornalistica sulla compravendita di organi, ha vinto il premio Pod24 come miglior podcast indipendente di reportage e inchiesta del Sole 24Ore.

Faccio parte del Constructive Network e anche di JournalismAI, la rete di giornalisti che usano l\’IA in modo etico sostenuta dalla London School of Economics.

Cliccando QUI scarichi una risorsa con tante idee per usare l\’IA nel tuo lavoro ed entri in Connessioni con me, la mia newsletter mensile.


Che cos’è la FOMO e perché ci riguarda anche nel mondo tech

Facciamo prima un passo indietro per comprendere bene di che cosa stiamo parlando. FOMO è l’acronimo di Fear of Missing Out, ovvero la paura di essere esclusi da esperienze ritenute importanti o rilevanti. È una sensazione sempre più diffusa nella nostra società iperconnessa e si manifesta con l’ansia di non sapere, non partecipare, non provare ciò che tutti sembrano vivere.

Nel contesto tecnologico, la FOMO si traduce nella necessità di conoscere ogni aggiornamento, di testare ogni nuovo strumento, di restare al passo con i trend per non sentirsi superati o meno competenti. È una forma di pressione silenziosa ma costante, che può addirittura bloccarti.

Dalla scoperta all’ansia: come nasce il tool watching

Tutto è iniziato in una mattina qualsiasi. Stavo sorseggiando il mio mette, una sorta di tisana che ho imparato ad amare in quando vivevo a Damasco, perché è una delle bevande nazionali siriane. Ormai ha sostituito il caffè nelle mie giornate! Ma ti dicevo: ero al mio pc e stavo sorseggiando un mette, quando mi sono accorta che Sora, il tool di generazione video di OpenAI (la società che sta dietro a ChatGPT) era comparso nella dashboard di ChatGPT. Più o meno un\’ora dopo avrei dovuto tenere lezione sull’uso etico dell’IA nella creazione di contenuti all\’interno di un master all\’Umanitaria di Milano e ho subito portato la novità in aula.

I miei studenti – e io con loro – si sono entusiasmati. Ma dopo l’entusiasmo, è arrivata la domanda: “E adesso per che cosa o usiamo?”. Perché Sora, Claude o NotebookLM sono tutti strumenti che possono supportare tutti e…nessuno. Non ti supportano se non rispondono a un tuo bisogno reale.

E più lavoro in questo mondo, più mi rendo conto di quanto sia inutile aggiungere nuovi tool, mentre è necessario togliere il rumore: ciò che non ti serve. Anzi, a volte possiamo anche semplicemente ignorare, se sappiamo già che non useremo (almeno per il momento) quello strumento o quella nuova funzionalità.

Il tool watching rischia di bloccarti
Immagine elaborata con una intelligenza artificiale generativa.

Tool watching e FOMO tecnologica: un problema invisibile

Ho coniato il termine tool watching perché è esattamente quello che facciamo in molti: guardiamo, scrolliamo, perdiamo tempo. E non usiamo nulla. Il tool watching è un parente stretto della FOMO tecnologica: quella sensazione persistente di essere sempre un passo indietro. Non si tratta solo di “tenersi aggiornati”, ma di una vera e propria ansia da prestazione digitale. Come se ogni tool ignorato fosse un’occasione persa, anche quando non ci serve davvero.

Si nutre dello stesso meccanismo che ci spingeva durante il Covid a fare doomscrolling: l’ansia di dover sapere tutto. Si chiama anche doomsurfing – sì, come avviene sempre in questo settore si usano termini inglesi – e si riferisce all\’atto di scorrere compulsivamente e in modo eccessivo notizie negative online, specialmente sui social media o sui siti di news.

Tornando al tool watching, immagina che:

Se ti ritrovi in alcune – o tutte – di queste situazioni, puoi iniziare da due domande in particolare.

Ti serve proprio tutto?

Spesso nelle mie consulenze, quando formazione e non solo, chiedo sempre: Ma davvero ti serve questo tool? Per esempio:

Insomma, lo strumento giusto non è l\’ultimo uscito, ma è quello più adatto a te.

Strumenti che uso davvero – e che ti consiglio

Dopo anni di formazione, consulenze e sperimentazione continua, questi sono i pochi strumenti che considero davvero essenziali. Non perché siano i più popolari, ma perché funzionano nel mio flusso di lavoro reale.

Gli altri? Li studio, li testo se penso che possano supportarmi, ma non li integro finché non hanno senso per me.

Come puoi difenderti dal tool watching: la tua guida pratica

Se, come me, anche tu ami sperimentare, di sicuro hai provato almeno una volta il senso di sopraffazione di cui abbiamo parlato. Quella situazione che può portarti all\’effetto contrario a quello che desideri, cioè farti perdere nella giungla dei tool. E alla fine non ne trai alcun beneficio.

Ecco perché ho creato una risorsa, che puoi scaricare gratuitamente da questo link: il Diario dell’IA utile.

Non è una lista di tool. È la mia personale bussola, che spero aiuterà anche te a ritrovare chiarezza.

Troverai domande come:

N.B. Ho creato questo diario per accompagnarti nel tuo percorso di selezione consapevole, non per aggiungere altri strumenti!

Tool watching
Immagine elaborata con una intelligenza artificiale generativa.

Una scelta consapevole è un atto di libertà

Viviamo in un’epoca in cui la libertà teorica di scegliere tutto si trasforma spesso in ansia da prestazione digitale. Ma la vera libertà, oggi, è sapere dire: questo no. È tornare a un uso umano e consapevole anche degli strumenti più all\’avanguardia.

Mi sento come se qualcuno mi avesse dato il permesso di respirare. Non devo sapere tutto. Devo sapere ciò che mi serve. Questa frase per me è diventata un mantra. E forse è anche il cuore di questo articolo. Me la ripeto ormai da anni, cioè da quando ho iniziato a capire come integrare in modo etico gli strumenti di IA nel mio lavoro di giornalista.

Ecco, forse la vera innovazione non è aggiungere, ma smettere di rincorrere.


Scarica QUI il tuo Diario dell’IA utile

Ti invito a scaricare gratuitamente la risorsa collegata a questo articolo. Potrebbe aiutarti a:

E se ti è stato utile, condividilo. Anche questo è un modo per uscire dal tool watching: creare connessioni reali, non solo collezionare link.


E quando lo avrai scaricato e usato, scrivimi nei commenti se ti è stato utile e dammi un tuo feedback.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *